C’è una città in Colombia che sta lottando contro la Coca Cola che le ruba l’acqua

Una battaglia durata quasi due anni che ha ridotto la concessione idrica a Indega, controllata di Coca Cola, perché gli abitanti soffrivano di siccità.

C’è una città in Colombia che sta lottando contro la Coca Cola che le ruba l’acqua

Quasi ogni settimana The Guardian pubblica una storia di resistenza delle popolazioni indigene. Sono sempre storie interessanti, perché raccontano di piccole comunità che si oppongono a grandi colossi o a strutture di sfruttamento che noi, annichiliti dal benessere di abitare nella parte giusta del mondo, diamo per scontati e non combattiamo più.

Questa volta la storia è ambientata in Colombia, a La Calera, una cittadina a 30 km da Bogotá con una popolazione stimata di 45 mila abitanti; la storia riguarda la siccità e una fabbrica terzista della Coca-Cola, Indega, una controllata di Coca-Cola Femsa, il più grande imbottigliatore Coca-Cola del mondo.

In sostanza, gli abitanti del luogo nel 2024 subirono un anno di siccità e per 15 giorni fu razionata l’acqua, nonostante nella zona sia presente il grande bacino idrico di Chingaza, che fornisce circa il 70% dell’acqua potabile della capitale colombiana. In pratica, il bacino idrico tra il 2023 e il 2024 aveva subito una drastica diminuzione delle sue riserve d’acqua a seguito del fenomeno climatico chiamato El Niño, che aveva lasciato all’interno del bacino solo il 15% della sua capacità idrica. In questo modo si doveva scegliere se razionare l’acqua a tutti o solo agli abitanti, mantenendo invece stabile la fornitura per l’industria. Ovviamente è stata scelta questa strada.

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Durante le ricerche portate avanti dagli abitanti di La Calera si è scoperto inoltre che Indega paga l’acqua al metro cubo 120 pesos, mentre le persone la pagano tra 697 e 3.720 pesos a seconda del reddito.

Dopo una battaglia portata avanti dagli abitanti del luogo, nell’aprile del 2026 le autorità locali hanno ridotto drasticamente la concessione idrica di Indega.

Come ha funzionato la lotta con la controllata di Coca-Cola

imbottigliamento coca cola

Non è stato semplice, ovviamente. Anche se non sono stati registrati scontri, alcuni degli attivisti che hanno guidato la campagna hanno dichiarato al Guardian di aver ricevuto minacce e intimidazioni. Non ci sono prove che questi episodi siano collegati all’azienda, ma la violenza contro gli attivisti ambientali è una realtà in Colombia: tra il 2012 e il 2024 qui è stato registrato il numero più alto di ambientalisti assassinati. Il leader della popolazione indigena locale che ha partecipato e guidato la lotta è attualmente ancora sotto scorta.

Nella pratica gli abitanti della città si sono riuniti in gruppo e hanno chiesto l’aiuto di Cajar, un’organizzazione legale senza scopo di lucro; in questo modo sono riusciti ad accedere agli atti delle concessioni idriche e ad analizzarli.

Dal canto suo, Indega ha reagito con iniziative pubbliche per migliorare la propria immagine locale, occupandosi di ritinteggiare la scuola, di installare dei filtri per migliorare l’acqua potabile e promettendo di pagare per riasfaltare tutte le strade della cittadina. Inoltre ha presentato uno studio privato secondo cui il suo approvvigionamento idrico derivava da acque pluviali e non dal bacino cittadino; tuttavia, lo studio è stato rifiutato dalle autorità locali.

Sono molti anni che si dice che le prossime guerre saranno per l’acqua e, fino a ora, sono stati rari i casi in cui gli attivisti hanno vinto contro le grandi multinazionali. Ogni tanto arriva anche una buona notizia.