Chef Alberto Quadrio ha lasciato l’Albereta?

Le voci di corridoio sono sempre più insistenti, e in molti si chiedono chi prenderà le redini del ristorante che fu di Gualtiero Marchesi.

Chef Alberto Quadrio ha lasciato l’Albereta?

A pensare all’elenco di chef che si sono avvicendati nelle cucine de l’Albereta, oggigiorno tremano i polsi. Il resort nacque nel 1993, fortissimamente voluto da Carmen Moretti, primogenita di Vittorio, importante pezzo di storia della Franciacorta e fondatore di Bellavista, ed è stato l’ultimo ristorante di Gualtiero Marchesi, che restò per vent’anni e lo scelse anche grazie all’amicizia comune con Gianni Brera. Un ristorante la cui importanza storica non può essere sottovalutata, e da cui lo chef lanciò la sua storica contestazione nel confronti della Guida Michelin.

Era il tempo dei Marchesi Boys: Carlo Cracco, Andrea Berton, Fabrizio Molteni, Paolo Lopriore, Riccardo Camanini, Silvio Salmoiraghi e molti altri, talenti che avrebbero fatto carriere stellari, forti degli insegnamenti del Maestro. Nel 2013 l’arduo compito di prendere il testimone del più grande chef italiano cadde su Fabio Abbattista, ora impegnato nella sua avventura solista, il ristorante Abba, che si avvicendò con Alberto Quadrio, chef del ristorante battezzato L’Aurum, almeno fino ad oggi, perché le voci tra i corridoi gourmet dicono che Quadrio abbia deciso di mollare, e secondo alcuni se n’è già andato.

Chi è Alberto Quadrio

alberto quadrio

Quadrio divenne noto al grande pubblico durante il suo periodo al Portrait di Milano, dove fece parlare di sé per la sua ormai famosa pasta in bianco da 26 euro: una mossa astuta che portò visibilità, ma lo chef di Gattinara aveva comunque esperienze e muscoli tecnici che non lo avrebbero semplicemente ridotto ad autore di un colpo ad effetto.

La sua formazione iniziò proprio sotto l’ala di Gualtiero Marchesi, per il quale lavorò al Marchesino di Milano, un’ esperienza che segnò profondamente la sua visione della cucina, portandolo successivamente a intraprendere un percorso internazionale di alto profilo che ha toccato ristoranti a Tokyo, il Disfrutar di Barcellona e il Geranium di Copenaghen. Tra i suoi mentori più significativi figura Alain Ducasse, con il quale ha collaborato al Plaza Athénée di Parigi. In Italia, Quadrio ha arricchito il proprio curriculum lavorando al Joia con Pietro Leemann, all’Asola con Matteo Torretta e al Capri Palace, per poi finire ristorante L’Aurum de L’Albereta, sotto la mentorship di un altro grandissimo della nostra cucina, Enrico Bartolini.

Cari chef, quando la smetterete di raccontare frottole a noi giornalisti (e ai lettori)? Cari chef, quando la smetterete di raccontare frottole a noi giornalisti (e ai lettori)?

Qui Quadrio si è dimostrato all’altezza della sfida, esprimendo una cucina tecnica ed elegante, ricca di citazioni Marchesiane contestualizzate con cultura e rispetto, con un focus sul territorio e valorizzando le produzioni locali, dai vegetali degli orti di proprietà del resort al pesce d’acqua dolce, fino alla pecora gigante bergamasca. Al momento i dettagli della separazione non sono noti, ma c’è da credere che uno chef con un percorso come questo non potrà restare a lungo senza un progetto importante per le mani.

Un’altra cosa certa è che il futuro del ristorante dell’Albereta non è in dubbio: il patron Vittorio Moretti ha sempre dimostrato rigore e talento nella selezione dei suoi chef, e con la supervisione di Enrico Bartolini, le cui cucine sembrano un serbatoio inesauribile di cuochi stellari, le opzioni non mancheranno di sicuro. Le voci sono insistenti e attendibili, ma ancora in attesa di conferma ufficiale, intanto il toto-chef è ufficialmente partito.

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