di Luca Iaccarino 29 Marzo 2017
fabri fibra

«Lo sa anche Alessandro: l’Italia è borghese.

Voglio vedervi ballare. 
Sì, chef.
 Voglio vedervi sudare. 
Sì, chef. 
E non chiamatemi chef. 
Sì, chef.»

Ora, questi versi immortali non sono –come avrete di certo supposto– di Ungaretti, bensì un pezzo del testo dell’ultimo singolo di Fabri Fibra.

La canzone si chiama “Fenomeno”: io, essendo un vecchio dentro, di pirsona pirsonalmente l’ho sentita domenica sera a “Che tempo che fa”, una trasmissione per diversamente giovani dove anche i rapper devono essere sopra i quarant’anni.

Di musica capisco niente, di rap men che meno: a me è sembrata “Phenomenon” di LL Cool J cantata dal Piotta e m’è piaciuta, ma che ve ne frega.

Il motivo per cui parlo del video di Fabri Fibra su Dissapore è che “Fenomeno” dimostra quanto chef e telechef abbiano pervaso la cultura di massa in ogni anfratto, persino nei suburbia del rap più abituato a parlare di soldi, tipe, auto, genitori scassamaroni, scazzi tra crew, sbirri di mer-BIIIP.

Al di là del ricercatissimo gioco di parole su Alessandro che sa che l’Italia è Borghese, quel che colpisce il nostro Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra, è che lo chef è il nuovo capo, il nuovo duce.

Come mai il Tarducci s’è concentrato proprio su questa figura? Io ho due ipotesi. La prima è che basta vedere un po’ la tv per riconoscere che soprattutto Ramsay e quindi Cracco e Cannavacciuolo hanno imposto una nuova figura di leader: severo, iracondo ma giusto.

La seconda è una dietrologia: il Tarducci mi è di Senigallia. Vuoi mica che da giovane si sia fatto uno stage dallo chef Mauro Uliassi o da Moreno Cedroni?