La recente chiusura dello Stretto di Hormuz, conseguenza dell’attacco USA-Israele contro l’Iran, sta sollevando gravi preoccupazioni per la tenuta del settore agricolo europeo e italiano: Coldiretti e Filiera Italia hanno infatti lanciato un allarme immediato, sottolineando come il blocco di questa rotta commerciale vitale metta a rischio un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti.
In questo contesto di forte instabilità, le associazioni hanno incontrato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani per richiedere la sospensione del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM) sui fertilizzanti, una tassa che rischia di gravare pesantemente sui bilanci agricoli in un momento di forniture incerte.
Cosa rischiamo con la chiusura dello stretto

Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha evidenziato la gravità della situazione legata agli approvvigionamenti durante il Global Food Forum di Bruxelles: “dallo stretto di Hormuz, oggi bloccato, passa almeno un terzo della produzione mondiale di fertilizzanti. Se consideriamo che un’altra quota rilevante è prodotta in Russia e Bielorussia ci rendiamo conto che rischiamo seriamente di restare senza uno strumento fondamentale per l’attività agricola. Senza fertilizzanti non si produce”.
Secondo le associazioni, la semplice sospensione dei dazi non è più sufficiente a garantire la sicurezza alimentare. Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia e presidente di Eat Europe, ha sollecitato un cambio di visione strategica da parte dell’Unione Europea: “Rafforzare la capacità produttiva dell’Europa resta essenziale ma non è sufficiente. L’Ue deve ridurre la propria esposizione agli shock esterni creando riserve strategiche di materie prime agricole essenziali e di input critici come fertilizzanti e mangimi”.
Scordamaglia ha inoltre messo a confronto l’atteggiamento europeo con quello delle altre potenze mondiali: “Le principali potenze globali utilizzano già le riserve alimentari come strumenti di leva strategica. Cina e Stati Uniti investono massicciamente nello stoccaggio per tutelare la stabilità interna e proiettare influenza geopolitica. Mentre invece l’Ue che fa? Decide di indebolire la propria presenza proattiva in regioni come il Nord Africa e il Medio Oriente, dove l’insicurezza alimentare è in aumento. Se l’Europa intende riconquistare rilevanza strategica nel proprio vicinato, deve essere in grado di mobilitare rapidamente e in modo credibile assistenza alimentare. La sicurezza alimentare è anche politica estera”.
La proposta di Filiera Italia non mira a un ritorno al passato, ma a una gestione moderna delle crisi: “Non si tratta di un ritorno a forme di interventismo superate ma di una risposta pragmatica a un mondo in cui le catene globali di approvvigionamento non possono più essere date per scontate. Sono necessarie misure concrete sostenute da linee di finanziamento dedicate. Che dovrebbero mirare, da un lato, a promuovere la modernizzazione e il rafforzamento delle infrastrutture di stoccaggio e, dall’altro, a sostenere il ritiro strutturato e la distribuzione delle scorte”. Ha poi concluso ribadendo che “in un mondo sempre più instabile la resilienza non può più essere improvvisata o trattata come una risposta emergenziale. Deve essere progettata con lungimiranza, preparazione e visione strategica”.
Sul fronte interno, Fabio Vitale, direttore generale dell’Agea, ha rassicurato sulla tenuta finanziaria delle aziende italiane, pur confermando le difficoltà logistiche: “il sistema agricolo italiano almeno poggia su basi finanziarie solide e una rinnovata efficienza burocratica. Nel 2025 sono stati erogati agli agricoltori 5,6 miliardi di euro, di cui 573 milioni nell’ultimo trimestre (dicembre-febbraio). Complessivamente, hanno ricevuto oltre 6 miliardi di euro in 14 mesi, un flusso di cassa basilare per contrastare le pressioni dei mercati internazionali e l’aumento dei costi operativi. In un momento di grave destabilizzazione globale, garantire liquidità immediata significa permettere alle aziende di operare con maggiore serenità”.
Oltre alla crisi in Medio Oriente, resta aperto il tema dei dazi statunitensi, sui quali è stata chiesta una conferma definitiva riguardo al rispetto del tetto del 15% concordato con l’Europa. La richiesta finale di Coldiretti e Filiera Italia resta quella di interventi straordinari per tutelare la sovranità alimentare europea e la continuità produttiva delle imprese italiane.

