di Valentina Dirindin 28 Aprile 2020
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Le associazioni di categoria e gli esercenti si muovono contro il no del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio al servizio di asporto. Dal 4 maggio infatti, come ha detto il presidente Giuseppe Conte in conferenza stampa, i ristoranti italiani potranno partire con il take away, ma Cirio ha già apposto il suo veto sostenendo che la regione non è pronta a questa riapertura.

Immediatamente si sono levate molte voci polemiche rispetto a questa decisione: quelle dei ristoratori, innanzitutto, che aspettavano il servizio di asporto come una boccata d’ossigeno dopo queste settimane di chiusura, ma anche quelle di molte associazioni di categoria che li rappresentano. “Bar e ristoranti sono allo stremo”, ha detto ad esempio Elio Medina, direttore CNA Piemonte Nord. “Il futuro appare molto incerto per questo settore, anche dopo la riapertura. Il mantenimento delle distanze porterà a un dimezzamento dei coperti a sedere. Una perdita economica ingente, che si somma ai mancati incassi per il blocco di questi mesi. Non servono altre mazzate ma un aiuto concreto per riprendere l’attività nel rispetto della salvaguardia della salute di tutti ma anche dei posti di lavoro”.

Simili i toni di Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e provincia: “Una doccia fredda per quella che era almeno una minima speranza delle nostre aziende della ristorazione: era una soluzione per poter fare andare avanti l’attività, al minimo, ma almeno andare avanti”. Anche Fiepet, l’associazione di categoria di Confesercenti, giusto qualche giorno fa chiedeva per i ristoratori “più asporto e più spazi all’aperto”, mentre le parole del presidente Alberto Cirio vanno esattamente nella direzione opposta.

[Fonte: Torino Oggi]