di Valentina Dirindin 16 Luglio 2020

Entro il 2026 crescerà dell’80% la richiesta di cibo “senza”, i cosiddetti prodotti “free from”. Senza zuccheri, senza glutine, senza lattosio, eccetera. Prodotti che in effetti fino a pochi anni fa neanche esistevano, e che oggi sono oggetto di un nuovo e crescente interesse da parte dei consumatori. Per questo non stupisce l’analisi di Allied Market Research che parla di una crescita esponenziale del commercio di questi cibi nei prossimi sei anni, con un mercato che – secondo le previsioni – supererà i 161 miliardi di dollari di valore, con una crescita dell’80% rispetto al 2018 (90,1 miliardi di dollari).

Che poi, abbiamo veramente bisogno di tanti prodotti “senza”? Forse, al netto di intolleranze e problemi di salute, non è proprio così, ma le tendenze di mercato ci dicono che nel nostro carrello quei prodotti ci finiscono in ogni caso.

Spesso si tratta di scelte di buon senso, come nel caso del “senza antibiotici”, cresciuto del 62% dal 2018 al 2019. Tra i “senza” più popolari ci sono poi il “senza zuccheri aggiunti” (+9,1% anno su anno) e il “senza glutammato” (+4,9%). Poi ci sono i “free from” emergenti, che si sono affaciate sul mercato proprio nel 2019, come il “senza lievito” o il “non fritto”. Un consumo fatto sempre di più di sottrazione, dunque, che chissà cosa ci lascerà tra sei anni, nel pieno del boom dei “free from”.

[Fonte: La Repubblica]