di Valentina Dirindin 18 Maggio 2021
Coca Cola Energy

Dopo solo un anno, Coca Cola rimette in discussione la sua esperienza nel mondo degli Energy Drink, e in America la sospende a causa delle vendite deludenti.

Il gruppo aveva lanciato la Coca-Cola Energy negli Stati Uniti lo scorso anno, sperando di strappare fette di mercato ai giganti RedBull e Monster Beverage, che dominano il settore. Ma i risultati non sono stati quelli sperati, e oggi Coca Cola si trova a dover fare un passo indietro e ripensare le sue scelte. Alla fine del 2020, infatti, Coca-Cola Energy rappresentava solo lo 0,7% delle vendite di bevande energetiche negli Stati Uniti, secondo Beverage Digest.

Dunque l’azienda interromperà le vendite della bevanda energetica negli Stati Uniti e in Canada entro la fine di quest’anno, ha detto una portavoce di Coca Cola, spiegando che per ora “la bevanda rimarrà disponibile all’estero, principalmente in Europa”.

La Coca-Cola Energy ha più di tre volte la caffeina di una normale Coca-Cola e contiene guaranà, un integratore popolare nelle bevande energetiche. La sua immissione sul mercato, un anno fa, aveva causato non pochi problemi alla multinazionale delle bevande, che era stata accusata da Monster di aver violato un accordo di non concorrenza raggiunto dalle società nel 2015, quando la Coca-Cola ha acquistato una partecipazione del 16,7% in Monster e ha accettato di distribuire le sue bevande energetiche negli Stati Uniti e in Canada. Le due società avevano poi raggiunto un accordo sul tema nel 2018, a seguito del quale nel 2020 Coca Cola aveva iniziato a distribuire il suo energy drink nel Nord America.

Tutto per dover gettare la spugna a distanza di pochissimo tempo (in particolare in termini di business). Certo, la pandemia non ha aiutato il lancio di una bevanda energetica in un momento in cui, tra smart working e impossibilità di viaggiare, spesso le energie dei consumatori erano pure in eccesso. Ma la Coca Cola, in questo momento, non vuole prodotti che frenino la sua ripresa né che ostacolino ulteriori investimenti futuri: insomma, non è il momento di avere rami secchi in azienda.

[Fonte: The Wall Street Journal]