di Marco Locatelli 4 Gennaio 2020

Non c’è nulla di ingannevole o disonesto nella parola “dieta” utilizzata per la versione alternativa a più basso contenuto calorico e di zucchero di alcune bibite gassate, come la popolare Diet Coke (da noi è la Coca-Cola Light). A deciderlo la nona Corte d’Apello del Tribunale di San Francisco, che ha rifiutato di ripristinare la causa legale intentata da una donna californiana, Shana Becerra, “sconvolta” dal fatto che per 13 anni ha bevuto la bibita Diet Dr. Pepper senza perdere peso.

La causa legale è stata avviata nell’ottobre del 2017 contro l’azienda Dr.Pepper/Seven Up Inc che produce appunto la bevanda di cui sopra. Secondo la tesi sostenuta dalla signora Becerra la denominazione e la commercializzazione della Diet Dr.Pepper violerebbe le leggi sulla prevenzione delle frodi nello stato della California, e cita inoltre diversi studi che confermano come l’aspartame, il dolcificante artificiale presente nella bibita, è stato collegato all’aumento di peso.

Becerra ha dichiarato che bevendo la Diet Dr. Pepper sperava di mantenere il suo peso sano, e che se avesse saputo prima che non era una bevanda realmente dietetica non l’avrebbe mai bevuta. Cinque i capi di accusa sostenuti dalla causa, tra cui: violazioni del California False Advertising Law, le violazioni dei rimedi legali dei consumatori della California, atto e violazioni della legge sulla concorrenza sleale della California.

Dopo che un giudice si è espresso contro Becerra archiviando il caso per “assenza di fatti sufficienti a sostenere il reclamo”, la donna ha presentato ricorso al nono tribunale distrettuale. Successivamente nel parere del giudice Jay S.Bybee, arrivato a fine 2019, tutte le cause intentate da Becerra sono state respinte.

“Nessun consumatore ragionevole potrebbe presumere che l’uso del termine ‘dieta’ del Diet Dr Pepper prometta perdita di peso o la sua gestione”, ha scritto il giudice. Al contrario, la decisione della Corte d’Appello ha confermato l’uso convenzionale del termine “diet” sul mercato, il che indica una versione alternativa che offre semplicemente meno calorie.

La decisione del giudice Bybee si è rifatta ad un precedente caso del 2017 a New York, quando una coppia ha denunciato la Coca-Cola per via della presenza di aspartame usato come dolcificante nella sua Diet Coke, nonostante, appunto, la presenza della denominazione “diet”. Anche in questo caso, la Corte d’Appello ha stabilito che il termine “dieta” come aggettivo è conforme all’uso sul mercato e non implica la perdita di peso.

E proprio la stessa Becerra aveva presentato una denuncia simile al tribunale della California contro la Coca-Cola Company contro la Diet Coke. Causa depositata inizialmente presso la Seconda Corte d’Appello di New York, archiviata però lo scorso giugno.