caffè-freddo

Oltre agli innumerevoli postumi e conseguenze di una sbronza, da oggi c’è un motivo in più per cui dovreste prestare più attenzione a ciò che contiene il vostro cocktail estivo: pare infatti che un locale su quattro produca e utilizzi ghiaccio non conforme alle normative, e quindi potenzialmente a rischio di contaminazione.

A lanciare l’allarme è l’Inga, l’Istituto Nazionale del Ghiaccio Alimentare, che ha condotto una ricerca in collaborazione con l’assessorato alla Salute della Regione Sicilia e le Asp della Regione, scoprendo appunto nel 25% dei casi una situazione igienica non ideale, nella fase della produzione, della conservazione e della manipolazione.

Un dato effettivamente preoccupante, che ha spinto l’Inga a redigere un decalogo per la produzione del ghiaccio sicuro in casa e fuori casa, dopo che già nel 2015 aveva pubblicato il Manuale di corretta prassi igienica per la produzione di ghiaccio alimentare, approvato dal Ministero della Salute.

Una questione, quella del ghiaccio, che in effetti appare non totalmente presa in considerazione né dai gestori dei locali (almeno a giudicare dai dati riportati dall’Inga), né dai consumatori finali, che forse sono poco consapevoli del fatto che il ghiaccio alimentare, che sia utilizzato come refrigerante (ad esempio nelle preparazioni culinarie) o come ingrediente, va considerato a tutti gli effetti un alimento, e quindi trattato prestando la massima attenzione a come viene prodotto, manipolato e conservato, anche perché può essere contaminato da diverse specie di batteri e agenti chimici a causa dell’utilizzo di acqua non pura e/o di carenze igieniche.

Quindi, la prossima volta che ordinate un cocktail, fate uno sforzo in più: oltre a chiedere quale gin usino per prepararlo, fate un paio di domande anche sul ghiaccio.

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