Coldiretti propone una class action contro i cibi ultraprocessati nelle scuole

Al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione è partita una nuova campagna contro gli ultraprocessati, ma nei fatti si potrà fare ben poco.

Coldiretti propone una class action contro i cibi ultraprocessati nelle scuole

La questione dei cibi ultraprocessati è uno di quei dibattiti che resta sempre acceso, tuttavia il rischio che rimangano solo chiacchiere è molto alto. Non solo perché non esiste una vera definizione del cibo ultraprocessato; non solo perché – ovviamente – le grandi aziende produttrici fanno lobby, ma anche perché gli strumenti legali a disposizione sono pochi.

Il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, all’apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione ha annunciato che stanno verificando condizioni e tempi per una class action per poi arrivare alla Corte di giustizia UE.

Che i cibi ultraprocessari siano legati all’aumento delle malattie cardiovascolari, del diabete di tipo due, della depressione e del sovrappeso è ormai confermato da moltissimi studi, alcuni di questi presentati anche al Forum. L’altro aspetto da considerare, più disumano ma comunque importante, è il peso che queste malattie hanno sulla finanza pubblica. Secondo un rapporto della Fondazione Aletheia, un centro studi che si occupa del rapporto tra alimentazione e salute e che collabora con Coldiretti, in Italia le spese per curare il solo diabete mellito ammontano a oltre 13 miliardi di euro all’anno. Il rapporto, a dire il vero, risale al 2023, ma il dato è stato ripreso durante il Forum.

L’aspetto normativo dei cibi ultraprocessati e la “sparata” di Coldiretti

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Coldiretti al Forum c’è andata giù pesante, e dopo il solito invito a consumare Made in Italy, per cui la tracciabilità e gli ingredienti sono “più rigorosi” (ricordiamo che anche in Italia esistono molte industrie di cibi ultraprocessati, che anche con controlli rigorosi producono cibo che non possiamo definire salutare); riferendosi al nuovo regolamento sugli appalti pubblici, il segretario generale ha affermato: “L’Europa dei tecnocrati ha scelto deliberatamente di non inserire alcun divieto per i cibi ultraformulati”.

Il riferimento è alla proposta di regolamento sugli appalti pubblici presentata dalla Commissione europea il 9 settembre 2026, che dovrebbe sostituire le direttive del 2014 e stabilire nuove regole per gli acquisti di beni e servizi da parte delle amministrazioni pubbliche. Tra questi acquisti ci sono anche i servizi di ristorazione delle mense scolastiche, degli ospedali e delle strutture assistenziali. Il regolamento è ancora in fase di approvazione, ma avrebbe potuto ess ere l’occasione per introdurre criteri nutrizionali più stringenti, o addirittura per escludere determinate categorie di alimenti dalle forniture pubbliche. Va detto però che la proposta di regolamento, all’articolo 53, prevede già la possibilità per le amministrazioni pubbliche di tenere conto del valore nutrizionale e degli effetti sulla salute degli alimenti quando organizzano gli appalti: è un invito piuttosto timido, se vogliamo, ma è presente.

Il problema è che, prima ancora di vietarli, bisognerebbe mettersi d’accordo su che cosa sono. Come abbiamo già raccontato su Dissapore, esiste una classificazione scientifica, la NOVA, che suddivide gli alimenti in quattro gruppi in base al grado di trasformazione, ma non esiste una definizione giuridica univoca degli ultraprocessati.

Resta poi da capire che cosa intenda fare concretamente Coldiretti con la class action annunciata da Gesmundo. L’Unione europea permette alle associazioni dei consumatori autorizzate di avviare azioni legali collettive contro le aziende che violano le norme a tutela dei consumatori. Queste cause si svolgono davanti ai tribunali nazionali, in Italia davanti alle sezioni specializzate in materia di impresa, e possono servire a ottenere risarcimenti o a interrompere comportamenti illegali. Ma nel caso degli ultraprocessati il problema è proprio questo: quali leggi starebbero violando le aziende che li producono?

Arrivare alla Corte di giustizia dell’Unione europea è poi un’altra questione. La Corte non è un tribunale al quale un’associazione possa rivolgersi direttamente con una class action contro le aziende alimentari. Può intervenire, per esempio, quando un giudice nazionale le chiede di interpretare il diritto europeo. Ma siamo di nuovo al punto: non esiste nel diritto europeo un divieto generale dei cibi ultraprocessati, né una normativa che ne limiti il consumo in quanto tali.

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