Come può la dieta dei nostri progenitori influenzare la nostra digestione

I ricercatori hanno trovato nelle popolazioni andine molti geni per la digestione degli amidi, e si pensa che derivi dall'alimentazione di 10000 anni fa.

Come può la dieta dei nostri progenitori influenzare la nostra digestione

Il 5 maggio scorso la rivista Nature Communications ha pubblicato uno studio condotto dall’Università della California, Los Angeles (UCLA), e dalla University at Buffalo.

Lo studio dei ricercatori riguarda i geni che abbiamo per digerire gli amidi, in particolare AMY1, ed è stato condotto su 3.700 partecipanti, uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 25 anni, appartenenti a 85 diverse popolazioni. Lo studio ha dato un risultato molto interessante, perché è emerso che nelle popolazioni indigene delle Ande peruviane si trova il più alto numero di copie del gene AMY1 mai registrato al mondo. È emerso inoltre che, in generale, un numero maggiore di copie del gene AMY1 corrisponde a una maggiore capacità di digerire efficacemente l’amido fin dal primo boccone.

AMY1 è il gene responsabile della produzione dell’amilasi salivare, l’enzima che avvia la digestione dell’amido già nella bocca. Chi digerisce bene gli amidi già in bocca rende subito disponibili gli zuccheri contenuti nei carboidrati, avendo quindi più energia e una migliore regolazione del glucosio nel sangue.

La spiegazione più plausibile di questa differenza genetica è che derivi dalle abitudini alimentari del popolo, cioè, in sostanza, che quello che un popolo ha mangiato per generazioni influenzi le capacità digestive delle generazioni successive. La deduzione deriva dal fatto che le popolazioni andine hanno sempre avuto alla base della propria alimentazione le patate, ovvero un alimento molto ricco di amidi.

Le patate danno un vantaggio evolutivo?

patate andine

Le popolazioni europee che si sono storicamente nutrite di patate, quelle del Nord Europa, potrebbero essere come gli andini e, a giudicare dal welfare e dalle condizioni degli Stati del Nord Europa, si potrebbe affermare che questo vantaggio evolutivo esiste davvero.

Come sempre, però, il metodo scientifico deve essere applicato con rigore e non è possibile, dai soli dati prodotti da questa ricerca, affermare che il patrimonio genetico di un popolo venga influenzato dall’alimentazione. Ci sono anche altri fattori ambientali e biologici in cui ogni popolo è immerso e bisognerebbe poter escludere categoricamente questi ultimi. Inoltre, le popolazioni andine non sono le sole che hanno basato la propria alimentazione su alimenti ricchi di amidi, per cui bisognerebbe spingersi ancora più in là con la deduzione e affermare che siano proprio le patate la causa del vantaggio genetico.

C’è però una prova in più a favore delle patate: i ricercatori hanno trovato prove di una selezione naturale degli individui con un maggior numero di copie del gene AMY1 a partire da circa 10.000 anni fa, cioè proprio quando sulle Ande sono state domesticate le patate. Cioè nell’evoluzione genetica della popolazione, le persone che avevano più copie del gene probabilmente erano più forti perché avevano più energia, e questo, nel tempo, ha fatto sì che il loro patrimonio genetico “vincesse”.

L’ Europa produce troppe patate, ma le patatine fritte restano care L’ Europa produce troppe patate, ma le patatine fritte restano care

Se vi state chiedendo quali siano le varietà di patate che consumano nelle Ande, giusto per intervenire sulla vostra genetica, la risposta è che sono molto diverse da quelle che si trovano al supermercato e assolutamente difficili da reperire. Le varietà tradizionali sono circa 3.000, adatte a crescere tra i 3.000 e i 4.500 metri di altitudine. Un alimento tipico delle Ande è il chuño, ottenuto lasciando congelare naturalmente le patate durante le gelide notti d’alta quota e facendole poi essiccare al sole. Niente a che fare con le patatine fritte.

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