Compriamo uova ammuffite e chiudiamo pure Report: basta non vedere, per Coldiretti

Invece di prendersela con gli allevamenti incriminati, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini vorrebbe far chiudere Report, e mandare in onda trasmissioni che tessono le lodi della zootecnia italiana. Da consumatori, cosa preferite?

Compriamo uova ammuffite e chiudiamo pure Report: basta non vedere, per Coldiretti

Come era lecito attendersi, l’inchiesta giornalistica intitolata La Frittata, condotta da Giulia Innocenzi per Report, ha scoperchiato l’ennesimo vaso di Pandora sugli allevamenti, stavolta focalizzandosi sulla filiera industriale delle uova in Italia, e in particolare sulla produzione del cosiddetto liquido d’uovo, un semilavorato ottenuto sgusciando e pastorizzando le uova, componente fondamentale per l’industria alimentare, le pasticcerie e i ristoranti.

I retroscena svelati dalle telecamere e dalle testimonianze dei lavoratori dipingono un quadro allarmante per quanto riguarda la sicurezza alimentare e l’igiene e le immagini, come purtroppo d’abitudine, non sono per stomaci deboli. La risposta dell’azienda incriminata, Eurovo, non si è fatta attendere e non è stata particolarmente convincente, ma a lasciare particolarmente perplessi è stata la reazione di Coldiretti, nelle parole del presidente Ettore Prandini che, invece di affrontare la questione, sostiene che “dobbiamo far chiudere queste trasmissioni”.

Una frittata preoccupante

report galline cover

Il fulcro dell’indagine riguarda lo stabilimento Eurovo di Occhiobello, in provincia di Rovigo, dove una denuncia presentata da cinquantotto operai ha portato alla luce pratiche produttive decisamente discutibili. Secondo le testimonianze raccolte, venivano regolarmente lavorate uova sporche di deiezioni e sangue, e in alcuni casi sono state segnalate uova contenenti larve di mosca o colpite da muffe. Oltre alla scarsa qualità della materia prima, è emersa la questione dell’utilizzo di acqua non potabile per i processi di lavorazione e la presenza di roditori all’interno dei locali dello stabilimento, con alcune immagini che hanno mostrato persino carcasse di topi e di galline che finivano accidentalmente nelle cisterne del prodotto liquido.

Gestione allarmante anche per i prodotti scaduti: i lavoratori hanno riferito che era pratica comune cambiare le etichette ai lotti di liquido d’uovo scaduti da diversi giorni, utilizzando una pistola a calore per sostituire le date originali con scadenze nuove. In alternativa, il prodotto scaduto veniva svuotato dalle sacche protettive e miscelato con uova fresche all’interno di grandi cisterne per essere poi reimmesso sul mercato. Durante queste operazioni, non era raro che residui di plastica, come pezzi di guanti o bicchieri, cadessero nel liquido senza essere recuperati.

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L’indagine ha esteso il proprio raggio d’azione anche ai fornitori di materia prima, puntando i riflettori sull’allevamento Fattorie Menesello, di proprietà del presidente degli avicoltori di Confagricoltura. Le immagini hanno documentato condizioni igieniche precarie, con galline morte lasciate a contatto con gli animali vivi all’interno delle gabbie o cumuli di carcasse abbandonati nei corridoi per l’intera giornata. Nonostante l’espansione prevista dell’impianto, che punta a ospitare oltre un milione di volatili, i controlli veterinari sembrano faticare a monitorare efficacemente strutture di tali dimensioni.

Le risposte di Eurovo e Coldiretti

ETTORE PRANDINI PRESIDENTE COLDIRETTI

Eurovo ha risposto alle accuse mettendo in dubbio la veridicità della documentazione e sostenendo che le uova non conformi vengono normalmente scartate. Non solo: l’azienda ha inoltre ipotizzato che la presenza di corpi estranei o roditori nel prodotto possa essere frutto di sabotaggi volontari messi in atto per danneggiare il marchio, ribadendo che l’acqua utilizzata viene sottoposta a costanti processi di potabilizzazione e analisi.

Fin qui la risposta di una grande azienda che, in perfetto stile corporate, nega l’evidenza e insinua interventi esterni ed esibisce scartoffie, ma è la posizione di Coldiretti a lasciare quantomeno stupiti. Di fronte ad immagini da voltastomaco, Prandini se la prende con Report invece che con gli allevamenti da incubo, arrivando addirittura ad invocare una censura di stato.

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“Io penso che sia arrivata (…) -sostiene il presidente durante un’assemblea di Coldiretti- la stagione dove tutti insieme dobbiamo lavorare per far sì che possano cessare tutte le forme di demonizzazione nei confronti di alcuni comparti produttivi. (…) la nostra zootecnia è la più sostenibile nel mondo, ma non c’è nessun paese al mondo che ha delle trasmissioni dedicate che continuano a cercare il lavoro dei nostri allevatori, demonizzandolo, attaccandolo, accusandolo, non si capisce bene di che cosa. Allora, che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo far chiudere queste trasmissioni.”

Sul fatto che negli altri paesi del mondo non esistano programmi d’inchiesta ci permettiamo di dissentire, sul non capire quali siano le accuse mosse, temiamo sia un suo limite. Prandini deve ammettere, suo malgrado, che chiudere Report “non è possibile, però ci potremmo immaginare in reti diverse, ma della stessa casa, quella pubblica, ad esempio su Rai 1, su Rai 2, di avere in prima serata una trasmissione dedicata al fatto che si faccia vedere quella che è la capacità, la professionalità, l’imprenditorialità degli agricoltori, permettetemelo a chi rappresenta altri settori produttivi, ma dell’intero sistema economico italiano.”

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Potevamo aspettarci molte risposte del presidente di Coldiretti sulla questione, probabilmente nessuna soddisfacente e men che meno risolutiva, ma un attacco alla libertà di stampa francamente va al di là delle fantasie più sfrenate. Il tutto mentre le situazioni drammatiche di igiene e benessere animale negli allevamenti non vengono nemmeno prese in considerazione.