di Marco Locatelli 12 Settembre 2020

Confagricoltura contro la scelta del Parlamento europeo di modificare la norma che riguarda il divieto di utilizzare le stesse denominazioni di vendita delle carni per la commercializzazione di alimenti vegetariani e vegani. Insomma, il messaggio pare abbastanza chiaro: la carne vegetale non è carne e, secondo l’associazione degli agricoltori, non va venduta come tale altrimenti si rischia di confondere i consumatori.

Il divieto è stato sancito da un emendamento, il n. 165, approvato dalla Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo nell’aprile 2019 con il parere sulla modifica del regolamento 1308/2013 sull’Organizzazione Comune dei Mercati agricoli.

L’emendamento – si legge nel comunicato stampa – era stato fortemente sostenuto da Confagricoltura, perché evita che il consumatore sia confuso, al momento dell’acquisto, da nomi e pubblicità ingannevoli.

“Quando acquistiamo cibo, in questo caso carne – afferma Confagricoltura – dobbiamo essere certi di comprare ciò che risponde realmente alle nostre esigenze, affidandoci a informazioni corrette sulle caratteristiche del prodotto. Pubblicità accattivanti e precise strategie di marketing, utilizzano sovente le stesse denominazioni di vendita delle carni (salame, cotoletta, bistecca, wurstel, hamburger, bresaola, etc.) per la commercializzazione di alimenti a base di proteine vegetali, presentando questi prodotti come del tutto simili a quelli di origine animale”.

Ogni prodotto alimentare ha le sue proprietà e caratteristiche nutrizionali che dipendono dal tipo di ingredienti utilizzati. Per questo motivo, ad avviso di Confagricoltura, l’uso dello stesso termine per denominare prodotti appartenenti a categorie alimentari diverse deve essere evitato, al fine di poter permettere una corretta valutazione al momento dell’acquisto e garantire la piena trasparenza nei confronti dei consumatori.

L’invito di Confagricoltura agli europarlamentari – conclude il comunicato – è quindi di confermare l’emendamento originale, come adottato ad aprile 2019, senza compromessi, perché non si può derogare al diritto dei consumatori di ricevere informazioni chiare e trasparenti sulle caratteristiche e gli aspetti nutrizionali dei prodotti che acquistano.