Conserva di pomodoro a rischio: manca la latta per i contenitori

È allarme per la conserva di pomodoro: i pomodori rischiano di marcire nei campi perché manca la latta per i contenitori a causa della crisi dell'alluminio.

conserva pomodori

Continuano i problemi per la conserva di pomodoro. Vi ricordate che si temevano rincari anche del 60% a causa dell’aumento dei prezzi dell’acciaio? Ebbene, adesso il rischio è che i pomodori marciscano nei campi perché manca la latta per i contenitori.

I pomodori non mancano di certo in Italia: ogni anno sforniamo 5 milioni di tonnellate di conserva (siamo secondi in questo mercato, dietro solamente agli Stati Uniti). Il guaio è che mancano le bobine da cui le imprese che si trovano soprattutto in Emilia-Romagna traggono le lattine. Proprio nella lattine, infatti, vengono conservati i due terzi della produzione di passate, polpe e pelati.

A diramare la notizia è stata per prima Repubblica, salvo poi essere ripresa da altre testate. Natasha Linhart, ceo di Atlante, azienda bolognese del settore, ha spiegato che nel giro di pochi mesi il prezzo delle bobine è passato da 400 dollari a tonnellata a più di 1.000 dollari a tonnellata. Tutto per colpa della pandemia e dai suoi effetti secondari sull’industria.

Durante la crisi, l’industria siderurgica aveva ridotto le produzioni a causa della diminuita domanda di automobili. Solo che, per contro, era aumentata la richiesta per prodotti alimentari conservati nella latta. I primi a soffrire di tale problema erano stati i produttori di birra: i fornitori aveva tagliato le consegne di latta ai marchi minori (cosa che ha creato guai a chi produce birra artigianale).

A seguire, poi, è arrivato il comparto delle conserve di pomodoro: anche qui c’è stata forte richiesta del prodotto finito, ma fronte di una notevole scarsità di acciaio per fare le latte. In pratica, più aumentava la richiesta di prodotti alimentari a lunga scadenza, più diminuiva la produzione di alluminio e latta.

A peggiorare il tutto ci si è messo, poi, il fatto che i costi di trasporto sono aumentati visto che in Italia riusciamo a produrne solo 100mila tonnellate, contro le 800mila necessarie per soddisfare i fabbisogni nazionali. Per questo motivo siamo costretti a importarla dall’estero.

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