di Valentina Dirindin 2 Febbraio 2021
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L’Unione  Nazionale Consumatori pubblica la classifica completa delle città con i maggiori rincari o ribassi del 2020 per i principali beni e servizi, sulla base dell’inflazione media rilevata dall’Istat.

Insomma, come ogni anno arriva quel momento in cui capisci quanto sei fortunato a vivere in una città anziché in un’altra, perché puoi pagare la birra al pub un euro di meno. Se potessi berla, cosa che in effetti al momento non puoi fare. Ma comunque.

La sintesi, dal punto di vista dei consumi alimentari, è più o meno questa: nel 2020 abbiamo speso (al netto delle differenze tra una città e l’altra) di più per fare la spesa, ma molto di meno per andare al ristorante, anche se quando ci siamo andati non abbiamo trovato prezzi ribassati (anzi, generalmente qualche aumento c’è stato).

Il capoluogo che nel 2020 ha il maggiore rialzo per quanto riguarda i prodotti alimentari è Caltanissetta con un’inflazione pari a +4,2%, al secondo posto Trieste, Grosseto e Trapani (tutte a +3,1%), poi Perugia con +2,9%. Dall’altra parte della classifica Parma, unica città in deflazione, -0,1%, poi Siena con +0,1% e al terzo posto Macerata, +0,3%. La media italiana è +1,5%, pari ad un incremento della spesa alimentare, senza bevande, di 77 euro per una famiglia tipo.

Limitati, causa Covid, i rincari dei servizi di ristorazione, ossia ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie, prodotti di gastronomia e rosticceria. Al primo posto Grosseto (+3,7%), al 2° Pordenone (+3,3%), al 3° Trapani (+3,1%). Inaspettatamente, però, in deflazione ci sono solo Bergamo (-0,7%) e La Spezia (-0,2%). Evidentemente, quando i ristoratori hanno potuto riaprire, non hanno abbassato i prezzi che in media nazionale segnano anzi un +1,2%, incidendo sul bilancio di una famiglia per 16,50 euro, chiusure a parte.

Le cose vanno ancora decisamente diversamente per i servizi di alloggio, ossia alberghi, pensioni, bed and breakfast e villaggi vacanze. Per via del lockdown e del crollo della domanda turistica, ben 42 città su 68 sono in deflazione. Il record per Venezia, dove i listini degli alberghi precipitano nel 2020 del 10,4%.