di Marco Locatelli 17 Gennaio 2020

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (Isde) lancia un grido di allarme per una delle più “gravi emergenze ambientali mai affrontate, che richiede studi epidemiologici e una mappa dei pozzi”.

Stiamo parlando di quello che sta accadendo nel Veneto, dove sussiste una forte contaminazione da Pfas. Per la precisione, come riferisce l’Isde, nelle province di Vicenza, Padova e Verona acidi utilizzati nei processi industriali e poi sversati per decenni nel suolo stanno causando una grave emergenza sanitaria e ambientale, tra le “più gravi che il nostro Paese abbia mai dovuto affrontare” sottolinea l’associazione medica.

Ora si rende quantomai necessaria una mappatura completa dei pozzi privati, una “legge Nazionale che obblighi a dosare le Pfas prima che i fanghi di depurazione siano sparsi sui terreni agricoli come fertilizzanti, studi epidemiologici ben fatti a disposizione della comunità scientifica e che il limite di Pfas nell’acqua sia pari a zero”.

Inoltre, per le persone che non dovessero autodenunciare il possesso di pozzi privati non sono previste sanzioni dalla Regione Veneto e le analisi vengono eseguite a spese del proprietario e in caso di sforamento dei limiti questi non vengono chiusi.

“Le analisi degli alimenti della Regione Veneto – spiega a la Repubblica Vincenzo Cordiano, presidente di Isde Veneto – sono state pubblicate senza indicare il punto in cui sono stati eseguiti i prelievi, creando confusione”. Per questo, ha aggiunto, “sono necessari studi epidemiologici ben fatti, come ribadito dagli stessi consulenti della procura di Vicenza nel processo in corso alla Miteni di Trissino per il decennale sversamento in falda degli scarti di produzione”. Per Cordiano “il piano regionale di controllo sanitario non può essere considerato tale poiché partecipa solo il 60% dei 70.000 invitati ed esclude i soggetti sotto i 10 e sopra i 65 anni, donne in gravidanza e neonati”.

FONTE IMMAGINE: BEPPEGRILLO.IT