di Nunzia Clemente 23 Gennaio 2017

Ufficiale di polizia da 19 anni, Marco Albanese si prodiga per la riabilitazione dei detenuti di Lecce. Lo fa con professionalità e spirito umanitario senza sottovalutare nessun aspetto: per esempio, il vino, una delle sue grandi passioni.

Abilitato alla professione di sommelier da cinque anni, Albanese ha deciso di svolgerla, per quel che la vita di un carcere come quello di Borgo San Nicola consente, persino sul posto di lavoro.

Così, per la prima volta in Italia, dal 12 ottobre 2016 insegna ai detenuti del carcere della città salentina come si degusta il vino. Senza distinzioni tra i suoi particolari corsisti, chiunque può imparare a riconoscere un buon vino, le differenze e le analogie.

Un’idea innovativa e un programma di studi chiamato “Il vino oltre ogni barriera” tanto ben fatto da aver catturato l’attenzione del New York Times.

Il programma svolto all’interno della casa circondariale ha un duplice obiettivo: innanzitutto, si punta a dotare i detenuti di un bagaglio materiale di competenze da utilizzare ai fini di un successivo reinserimento lavorativo; in secondo luogo a sviluppare un legame con il territorio.

Il corso è articolato in 8 lezioni, ogni classe è composta da 30 persone. Le aule sono frugali (siamo pur sempre in un penitenziario), ma la passione e gli sforzi di Albanese ripagano ampiamente degli orpelli mancanti.

Le lezioni non sono molto diverse da quelle svolte di solito dai sommelier. Si inizia con una breve presentazione del vino protagonista della degustazione, e poi coltivazione della vite, vendemmia e tecniche di vinificazione, i vitigni pugliesi i modi per conservare il vino e per servirlo e le tecniche di abbinamento.

I vini per le classi di aspiranti sommelier vengono forniti, per lo più, da una cantina locale, Feudi di Guagnano (Lecce), il cui titolare, Gianvito Rizzo, è anche co-ideatore del corso da sommelier per i detenuti.

Rizzo ha inoltre chiesto alla direzione del penitenziario che i detenuti in possesso dei requisiti di semi-libertà possano lavorare nei suoi vigneti a partire dal prossimo anno, in modo da svolgere un lavoro socialmente utile e acquisire ulteriori competenze.

Il New York Times ha intervistato alcuni detenuti sui risultati del programma di studi enoici, ecco cos’ha detto uno di loro: “Non ho mai bevuto vino prima, invece adesso ho imparato a riconoscerne i profumi egli impieghi, a degustare. Per gli altri, magari questo non significa nulla. Per noi è il mondo“.

[Crediti | Link: The New York Times]