Cosa succederà ai prezzi delle cozze?

Se non si faranno i necessari lavori ai fondali, gli allevamenti di cozze dell'Alto Adriatico non riusciranno a sopravvivere. E anche gli altri allevamenti italiani non se la passano bene.

Cosa succederà ai prezzi delle cozze?

La zona tra Goro e Porto Garibaldi in Emilia Romagna ha perso oltre il 90% della produzione di cozze: tra le 20 e le 25 mila tonnellate di prodotto, già pronto per la vendita, ma anche di seme destinato alle produzioni del prossimo anno. Il conto, secondo Confcooperative Agroalimentare e Pesca, supera già i 50 milioni di euro di danni diretti ed è destinato a salire se si considereranno anche le perdite future.

Il caldo sta mettendo in ginocchio la molluschicoltura dell’Alto Adriatico e quello che sta succedendo alle cozze arriva dopo la moria che aveva già colpito le vongole e, qualche settimana prima, le cozze della laguna veneta. Nella Sacca di Scardovari, in provincia di Rovigo, l’acqua della laguna ha raggiunto i 32 gradi e sono morte circa mille quintali di cozze Dop.

Veneto ed Emilia-Romagna rappresentano, per avere un’idea delle dimensioni del problema, il 63% della produzione nazionale della molluschicoltura.

Il problema non è solo sul prodotto in vendita quest’anno, ma anche su quello dell’anno prossimo. In questo periodo infatti si seminano le cozze da allevamento, che poi saranno pronte la prossima estate: inutile dire che nelle attuali condizioni sono morti anche i semi.

Già a giugno e luglio di quest’anno, nella Sacca di Goro, i pescatori avevano segnalato enormi quantità di alghe. La combinazione di temperature elevatissime, acqua lagunare poco profonda e grande biomassa algale aveva creato condizioni critiche per le vongole: nella Sacca era scomparso fino al 90% del prodotto, sostanzialmente soffocato dalle alghe.

Le cozze sono un mollusco economico, ma non rimarrà facilmente tale. Le vongole invece avevano visto degli aumenti importanti da quando il granchio blu se le sta mangiando tutte: il loro prezzo era già triplicato.

Perché le vongole stanno diventando carissime Perché le vongole stanno diventando carissime

Il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine ha sospeso la vendita del prodotto Dop allevato in laguna: sul mercato rimane ora solo quello allevato in mare. La situazione era già pesante: secondo RaiNews, nella Sacca di Scardovari la produzione complessiva di cozze e vongole è passata dagli 80 mila quintali del 2023 ai 13 mila quintali di quest’anno.

Per migliorare l’acqua della laguna, favorirne l’ossigenazione ed evitare il ristagno, le alghe e le temperature molto elevate, da tempo si parla della necessità di intervenire sui fondali in modo da migliorare il ricambio dell’acqua. Ma la lotta al granchio blu ha impegnato moltissime risorse e gli operatori chiedono ora nuovi investimenti regionali e governativi.

Per ora il mercato non sembra essersi ancora accorto della dimensione della tragedia. A fine luglio, quando il caldo aveva già cominciato a mettere sotto pressione gli allevamenti adriatici, le cozze erano ancora abbondanti e venivano quotate all’ingrosso tra 2,50 e 3,50 euro al chilo. A inizio luglio le cozze italiane erano intorno ai 3,50 euro al chilo; sarà nelle prossime settimane che si potrà capire se la perdita di prodotto si trasferirà dai bilanci degli allevatori ai prezzi per chi compra.

Come se la passano gli allevamenti in mare?

cozze

C’è un’altra zona importante per la coltivazione di cozze in Italia, ed è Taranto, un allevamento in mare che tuttavia sembra non essere per questo meno esposto al rialzo delle temperature. Per il momento è possibile che la produzione tarantina riesca a sopperire all’assenza delle cozze adriatiche sul mercato, ma non durerà a lungo.

Anche a Taranto è scattato l’allarme: nel Primo Seno del Mar Piccolo sono stati segnalati fenomeni di mortalità del seme di cozza, mettendo a rischio la produzione della prossima stagione. La situazione ricorda quello che era successo nell’estate del 2024, quando il caldo record aveva provocato la perdita del 70% del prodotto adulto e del 90% della semenza. La potenzialità produttiva della mitilicoltura tarantina era allora stimata in circa 14 mila tonnellate.

La gravità della moria del 2024 è stata riconosciuta anche dal ministero dell’Agricoltura, che aveva dichiarato lo stato di calamità naturale per le produzioni di Taranto, Manfredonia e Cagnano Varano: le analisi del Cnr-Irsa avevano individuato nelle temperature eccezionalmente elevate e prolungate delle acque una delle cause determinanti della moria.

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