Cos’ha di speciale il burro piemontese, che vuole diventare una DOP

Una parte del gotha della produzione lattiero casearia piemontese sta guidando un consorzio per ottenere il marchio e valorizzare la filiera.

Cos’ha di speciale il burro piemontese, che vuole diventare una DOP

Lo scorso 3 giugno è stato costituito il Comitato promotore per la DOP del burro piemontese, mentre il Consorzio Burro del Piemonte si era già costituito il 16 settembre 2025. A capo del Consorzio due personalità di spicco della filiera lattiero-casearia piemontese: Ilio Piana, presidente, e Marcello Pellegrino, vicepresidente.

Il primo, già presidente dell’IMA (Istituto Marketing Agroalimentare del Piemonte) e storico direttore generale (e responsabile provinciale) di Confapi Cuneo, l’associazione che tutela e rappresenta le piccole e medie imprese. Inoltre, almeno da quanto si deduce dal suo profilo LinkedIn, è attualmente collaboratore di Inalpi, una delle più importanti aziende piemontesi di trasformazione lattiero-casearia.

Il secondo è invece il giovane direttore del Gruppo Compral, una realtà cooperativa piemontese che riunisce le cooperative Compral Carne e Compral Latte, aggregando oltre 400 allevamenti del territorio in una filiera integrata dedicata alla produzione di latte e carne bovina di alta qualità.

In una dichiarazione a Rai News, Marcello Pellegrino ha detto: «Con l’iter che abbiamo avviato per l’ottenimento della DOP vogliamo valorizzare ulteriormente le produzioni di latte piemontese, creando un valore aggiunto per le imprese lattiero-casearie e un’adeguata remunerazione del lavoro degli allevatori, che è la condizione imprescindibile per mettere al sicuro tutta la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti di qualità che sostengono l’economia, il lavoro e il nostro territorio, su cui è presente una straordinaria biodiversità».

Ovviamente, con il riconoscimento della DOP, il latte vaccino piemontese rimarrebbe in larga parte in Regione, destinato alla produzione del burro, e la sua valorizzazione economica sarebbe importante.

In cosa si distingue il burro piemontese

fabbrica di burro

Uno degli aspetti più delicati per ottenere una DOP è quello di dimostrare che il prodotto possiede caratteristiche specifiche e storicamente riconosciute che lo distinguono da altri prodotti italiani ed europei.

Secondo il presidente del comitato promotore la caratteristica principale del burro piemontese è la scrematura meccanica per centrifuga; questa lavorazione dovrebbe contribuire a preservare nel tempo le caratteristiche organolettiche e nutrizionali del burro.

Si tratta inoltre di un burro dal caratteristico colore paglierino e con l’82% di materia grassa. E, sempre secondo i promotori, possiede una texture particolarmente adatta alla sfogliatura, tanto da essere utilizzato anche da numerosi pasticceri d’Oltralpe.

Come funziona l’iter per la DOP

Per ottenerla è necessario definire un disciplinare che stabilisca area di produzione, materie prime e metodi di lavorazione.

L’iter prevede 5 diverse fasi. Innanzitutto la redazione del disciplinare da parte del comitato promotore e la raccolta della documentazione storica e della tecnica che dimostri il legame del prodotto con il territorio. A questa fase segue la valutazione del Ministero dell’Agricoltura, che verifica la solidità della domanda e apre una fase di consultazione pubblica nazionale. Se il Ministero si esprime positivamente, trasmette il dossier alla Commissione europea, per un ulteriore esame.
Infine avviene la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE a cui segue un periodo di opposizione, durante il quale altri Stati o soggetti interessati possono presentare osservazioni. E infine la registrazione definitiva della denominazione.

Nel migliore dei casi stiamo parlando di 2 o 3 anni, ma possono facilmente diventare 5.