di Cinzia Alfè 21 Ottobre 2016
Facebook food delivery

Dove andiamo stasera  di bello per cena? Ma su Facebook, mia cara, dove altro?

Che c’è di meglio di gustarsi una bella cenetta calda servita bell’e pronta, da gustarsi nel tepore confortante della propria casa, senza la preoccupazione di dover spignattare per ore e senza nemmeno fare la fatica di prepararsi, uscire, e magari prendere pure freddo?

Questo è ciò che a breve ci permetterà di fare Facebook.

Con una nuova funzionalità, presentata solo alcuni giorni fa, si potrà infatti ordinare il pasto comodamente da casa, pagando con carta di credito, senza dover lasciare nemmeno per un secondo l’amato divano e con un semplice clic.

Facebook si è da poco inserita nel grande mercato della consegna del cibo a domicilio, e grazie all’accordo siglato con “Delivery.com”, una società specializzata, sarà in grado di servire pasti caldi provenienti dalla cucine di locali e ristoranti della città.

Il meccanismo è analogo a quello che offrono altre società di food delivery quali ad esempio, per l’Italia, Just Eat e Foodora –che proprio in questi giorni sta riempiendo i media con le rimostranze dei giovani rider— con la differenza che, tramite il social di Mark Zuckerberg, non sarà più nemmeno necessario essere registrati all’applicazione di food delivery per poter usufruire del servizio.

Gli utenti di Facebook potranno ordinare il loro cibo continuando tranquillamente a chattare e postare sul social, consultando i menù dei ristoranti direttamente dalla piattaforma.

Il mercato del cibo a domicilio è una realtà in rapida espansione sempre più diffusa nelle nostre abitudini quotidiane. Dal 2011, infatti, e solo in Europa, il mercato foodtech ha fatto registrare investimenti per quattro miliardi di euro, a conferma che se Mr. Facebook volesse estendere il suo investimento anche alla vecchia Europa, com’è pressoché certo, troverebbe un terreno più che propizio al buon andamento degli affari.

La fase sperimentale del servizio è limitata agli USA, e riguarda esclusivamente le 40 località raggiunte da Delivery.com: nulla, in confronto alle 1.100 città servite da altre società specializzate quali GrubHub e Seamless, ma Facebook ha già annunciato di essere pronta a collaborare con altre realtà per ampliare il servizio.

E tutto questo, Facebook lo farà “gratis”, per i 160 milioni di americani che ogni giorno si collegano al social: non pretenderà cioè commissioni né dalla società di distribuzione, né dal locale né tantomeno dall’utente,  il costo a carico del quale comprenderà solo il prezzo applicato per il servizio dalla società di distribuzione, senza altri tipi di ricarico.

Secondo le parole del vicepresidente di Facebook, Andrew Bosworth, il motivo di tanto, disinteressato altruismo starebbe rendere sempre più appetibile e integrato il social:

“C’è una domanda fondamentale su cui ci siamo concentrati ultimamente” –ha detto Bosworth–  “che è ‘Come possiamo rendere Facebook più utile nella vostra vita quotidiana? ‘”. O meglio: perché usare un mucchio di applicazioni differenti, quando è possibile utilizzarne solo una, ovviamente Facebook ? Questa la motivazione essenziale dichiarata dal social.

Ma ovviamente, non sarà l’unica: dando la possibilità di poter accedere, tramite Facebook, a una serie sempre più ampia di servizi, che vanno dalla prenotazione di biglietti aerei all’ordinazione della pizza, dall’appuntamento dal parrucchiere alla prenotazione a teatro, si trascorrerà sempre più tempo attaccati al social, chattando allegramente o cliccando su “mi piace” a volontà. E più tempo trascorso sul social significa maggiore probabilità di posare gli occhi su pubblicità varie e cliccarci sopra.

E la pubblicità, lo ricordiamo, è la prima e più consistente fonte di guadagno di Facebook, che con il proliferare di queste nuove funzionalità, che comprendono anche l’integrazione con Uber o altri tipi di servizi, sta  cerando di porsi sempre più come un “contenitore” completo, uno spazio virtuale dove gli utenti possono trovare tutto ciò di cui hanno bisogno e attraverso cui far transitare tutte le operazioni  anche commerciali.

In questo modo, inoltre, Facebook sarà in grado di raccogliere sempre più informazioni sulle nostre abitudini, su come ci piace trascorrere il tempo, dove ci rechiamo a cena o quali sono le nostre mete preferite di viaggi: informazioni che, per il social, valgono oro.

E  i nuovi servizi offerti del social non si fermano qui: Facebook ci verrà incontro per risolvere ogni dilemma e ogni dubbio della nostra vita quotidiana, culinario e non: non sapete da quale dentista  andare o in quale trattoria cenare?

Nessun problema, non avrete che  da scrivere il quesito in un post sulla vostra pagina Facebook, ponendo la domanda agli amici virtuali.

Istantaneamente, Facebook riconoscerà tale post come “domanda”,  e indirizzerà tutte le risposte dei vostri contatti in un’unica sezione, intitolata “Recommendations”, dove potrete visionarle tranquillamente nel loro insieme e risolvere i vostri dilemmi con i fidati consigli di amici e parenti.

Una specie di TripAdvisor artigianale e casalingo, insomma, forse non così strutturato come l’originale ma probabilmente, per molti, più sincero e affidabile della semplice opinione personale di centinaia di sconosciuti.

Insomma, Facebook si prospetta sempre più come un mondo completo di tutto, attraverso cui passeranno gli atti della nostra vita quotidiana:

“La questione è  molto più  vasta di ciò che stiamo lanciando e annunciando oggi” – ha detto Bosworth la scorsa settimana in conferenza stampa – “Quello che stiamo veramente cercando di fare,  è di dare a voi, ragazzi, un assaggio di ciò  che verrà”

[Crediti: QZ.com, Recode.net, Piattoforte]