di Marco Locatelli 27 Maggio 2021
pesca cozza

Gli allevamenti campani di cozze dicono “basta” alla plastica con il progetto “Cozza Plastic Free” che vede il coinvolgimento di  Coldiretti Impresa Pesca Campania, Università Federico II – Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, Novamont SpA e Legambiente Campania.

Ieri, a Capo Miseno, nel Napoletano, è stata calata la prima rete in bioplastica, biodegradabile e compostabile. Poi toccherà a tutti gli allevamenti di cozze della regione – o almeno questo è l’obiettivo del progetto – vedersi sostituire le attuali reti in plastica con un’alternativa “green”.

Secondo Legambiente, che ha indagato 47 spiagge italiane, nel 2021, sulle 36.821 tipologie di rifiuti trovati in mare 2.600 oggetti sono legati in qualche modo all’attività di pesca. E le calze di mitilicoltura – quindi per l’allevamento delle cozze – sono molto presenti.

“Delle 47 spiagge indagate – precisa Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – 14 sono in Campania, dove sono stati individuati 363 rifiuti da pesca, il 3% del totale nazionale”.

“L’adozione dei retini in bioplastica biodegradabile e compostabile – sottolinea Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – è una scelta necessaria per proteggere il mare dalle micro plastiche. Una volta concluso l’utilizzo, le calze diventano rifiuto speciale, da smaltire correttamente presso i porti di approdo. Le reti in bioplastica, invece, possono essere avviate a riciclo negli impianti di compostaggio”.

Discorso diverso, invece, per il retino in materiale bioplastico che, se finisse in mare, andrebbe a degradarsi in massimo 18 mesi.

Fonte: ANSA