Il nuovo anno si apre con un sospiro di sollievo dei produttori di pasta italiani. I famigerati e temutissimi dazi di Trump applicati alla semola di grano duro nostrana, inizialmente annunciati all’astronomica cifra del 92 per cento, si sono drasticamente abbassati. Per il momento infatti i principali marchi di pasta italiana se la cavano con tariffe fra il 2 e il 14 per cento. Sperando che da qui a marzo il presidente degli Stati Uniti, noto per la sua volubilità, non cambi idea per l’ennesima volta.
Una tregua nella guerra dei dazi

Il 2026 si preannunciava annus horribilis per la pasta italiana in America. I tredici principali produttori e importatori dell’alimento secco più italiano che c’è si stavano preparando a una botta economica di proporzioni leggendarie. A seguito di un’indagine interna da parte del Dipartimento del Commercio americano infatti due pastifici italiani erano stati accusati di dumping. Si tratta in sostanza della pratica scorretta di vendere i prodotti a prezzi troppo bassi al fine di conquistare la rispettiva fetta di mercato. Il risultato? Dazi salatissimi per tutti, compresi i marchi più venduti e amati oltreoceano.
Le ultime notizie però dissipano momentaneamente le preoccupazioni. Nuove analisi hanno rilevato che i produttori interessati si sono dimostrati ricettivi alle richieste del Dipartimento di Commercio. Pertanto le percentuali si ridimensionano notevolmente, con aliquote assai più basse del previsto. Dal 91,74 per cento si passa al 2,26% per La Molisana e 13,98% per Garofalo, ovvero i due pastifici inizialmente incriminati. Tutti gli altri, fra cui Barilla, Sgambaro e Rummo se la cavano con un assai meno gravoso 9,09 per cento. C’è aria di tregua insomma, almeno fino al prossimo 12 marzo, data prevista per la decisione finale sul destino della pasta italiana in America.
Subito i Ministeri, rispettivamente degli esteri e dell’agricoltura, hanno dichiarato soddisfazione per lo sconto inaspettato. Dice Lollobrigida: “La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti”. Lo scorso ottobre il ministro e l’ambasciatore Marco Peronaci si erano recati a Chicago per una serie di eventi legati al made in Italy. La speranza, oltre alla consueta attività promozionale, era quella di dirottare le decisioni inizialmente molto ferme circa i dazi corrispondenti.
“Ancora una volta abbiamo dimostrato che il lavoro di squadra paga e l’Italia è forte e rispettata nel mondo” conclude il ministro. Certo, per il momento la mossa sembra aver funzionato. Peccato aver a che fare con un presidente e un’amministrazione che basa le decisioni, specie quelle economiche, quasi esclusivamente sull’istinto. Quindi godiamoci lo sconto, e facciamone buon uso sperando che duri.
