di Marco Locatelli 10 Ottobre 2019
liquori

I dazi USA potrebbero mietere un’altra “vittima”. Si tratta del settore della produzione di liquori e cordiali, con un centinaio di aziende nostrane e migliaia di posti di lavoro a rischio.

A lanciare il grido di allarme Federvini, la Federazione Italiana Industriali Produttori, Esportatori ed Importatori di Vini, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti ed Affini che aderisce a Federalimentare e Confindustria, che aggiunge: “la scure di Trump potrebbe colpire un centinaio di aziende e alcune migliaia di posti di lavoro. I dazi comporteranno una perdita secca di valore export pari ad almeno il 35%”.

Percentuali importanti, che fanno effettivamente paura e vengono giustificati dal fatto che gli USA rappresentano per la produzione italiana di liquori il secondo mercato, secondo solo alla Germania, e con un trend in crescita negli ultimi 5 anni pari a quasi il 40% a valore. Dal 2017 al 2018, ad esempio, il mercato ha avuto un incremento del 13% con una quota di mercato oltre il 16%, dietro a Irlanda e Francia. Il dazio imposto dal governo Trump del 25% avrà un valore di quasi 163 milioni di dollari, e ciò per ogni singola bottiglia significherebbe un aumento del prezzo di 2/2,5 dollari. Cifre che potrebbero anche raddoppiare a seconda dei vari passaggi commerciali tra importatore e venditore.

”Stiamo parlando di una perdita enorme per il settore della liquoreria italiana: alla riduzione del 35% del valore, già di per sé molto grave, si aggiunge il timore che in diversi casi può essere pregiudicata la sopravvivenza dell’azienda in quanto sia il mercato interno, sia eventuali nuovi mercati, non possono garantire immediatamente l’attività di impresa” conclude Micaela Pallini, Presidente del Gruppo Spiriti.