Le bustine monodose di ketchup, maionese, senape e altre salse, servite con le patatine e spesso portatrici di sforzi muscolari e contorsioni da lotta greco-romana per aprirle, tra non molto diventeranno un ricordo del passato.
L’Unione Europea ha infatti deciso di dare una bella stretta alla produzione di rifiuti con un nuovo regolamento, chiamato PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), entrato ufficialmente in vigore a febbraio 2025, e questo avrà implicazioni nel mondo della ristorazione e non solo.
Dispenser ricaricabili o contenitori collettivi

La data da segnare sul calendario è il 12 agosto 2026: da quel giorno, bar, ristoranti e hotel dovranno dire addio alle confezioni monodose per i condimenti come salse, zucchero, sale e olio consumati sul posto, da sostituire con dispenser ricaricabili o contenitori collettivi. Un cambiamento che non riguarderà solo il cibo: anche i mini flaconi di shampoo e bagnoschiuma come solitamente si trovano negli alberghi verranno vietati, spingendo le strutture verso soluzioni più ecologiche come i dosatori a muro.
Uno slancio di cambiamento che viene imposto da numeri piuttosto impressionanti: solo nel 2022, ogni persona nell’UE ha generato in media 186,5 kg di rifiuti di imballaggio. Non solo, il 40% della plastica utilizzata in Europa serve proprio per gli imballaggi e circa la metà dei rifiuti che finiscono in mare appartiene a questa categoria.
L’obiettivo dell’UE è ambizioso ma chiaro: ridurre gli sprechi e rendere tutti gli imballaggi presenti sul mercato riciclabili in modo economicamente vantaggioso entro il 2030.
Ci sono novità interessanti anche sul fronte del cibo da asporto: le nuove regole prevedono infatti che i locali debbano offrire ai clienti la possibilità di portare i propri contenitori da casa, senza applicare costi extra. Un piccolo passo verso una nuova economia circolare, dove l’uso di materie prime vergini viene ridotto al minimo a favore del riciclo e del riutilizzo.
Naturalmente, non tutti sono entusiasti. Molti operatori del settore turistico e della ristorazione sollevano dubbi legati all’igiene e ai costi di gestione dei contenitori riutilizzabili, che richiedono più lavoro per essere puliti e mantenuti, ma Bruxelles ha previsto un passaggio graduale: per un po’ di tempo sarà ancora possibile esaurire le scorte già acquistate prima che il divieto diventi totale.
Guardando al futuro, il 2026 è solo l’inizio. Entro il 2030 i divieti si estenderanno a molti altri prodotti alimentari e cosmetici e infine, nel 2032, la Commissione Europea farà il punto della situazione per capire se queste misure hanno davvero aiutato l’ambiente e protetto la nostra salute. Insomma, il modo in cui consumiamo e confezioniamo i prodotti sta per cambiare radicalmente, tutto in nome di una maggiore sostenibilità.

