Dobbiamo ringraziare i supermercati perché donano il cibo invenduto?

Sono usciti i dati di quanta cibo invenduto dai supermercati arriva in beneficenza. Sono buone notizie, ma il problema dello spreco non è risolto.

Dobbiamo ringraziare i supermercati perché donano il cibo invenduto?

Secondo i dati diffusi dall’Ansa, ogni anno vengono donate per fini sociali oltre 48mila tonnellate di prodotti alimentari, pari a circa 229 milioni di euro, grazie al contributo di circa 1.681 imprese. Tra donazioni al Banco Alimentare e sconti sui prodotti in scadenza per evitarne l’eliminazione, si arriva al recupero di quasi 110mila tonnellate di cibo.

E non si tratta ancora di tutto il cibo che rimane invenduto nei supermercati, tanto è vero che Marco Piuri, presidente della Fondazione Banco Alimentare ETS, ha dichiarato all’Ansa che le organizzazioni territoriali (parrocchie, associazioni di volontariato ecc.) chiedono un apporto maggiore di alimenti, dato che gestiscono circa 2 milioni di persone bisognose su tutto il territorio italiano.

Da 10 anni una legge ha normato questa situazione

Le cose funzionano dall 2016, con la cosiddetta Legge Gadda, cioè la Legge n. 166 del 19 agosto 2016, promossa dalla deputata Maria Chiara Gadda. Per molti è stata la legge che ci ha permesso di portare a casa il cibo avanzato al ristorante con la doggy bag, ma, per quanto riguarda mense e soprattutto supermercati, ha semplificato molto le procedure burocratiche per la donazione dell’invenduto. Ha introdotto la possibilità per i Comuni di ridurre la tassa sui rifiuti per le attività che donano alimenti e ha ampliato la definizione di “eccedenza alimentare”, includendo prodotti invenduti, vicini alla scadenza, con confezioni danneggiate o ritirati per ragioni commerciali ma ancora idonei al consumo. La norma favorisce la cessione gratuita delle eccedenze alimentari a enti caritativi e organizzazioni del Terzo settore, destinandole prioritariamente al consumo umano.

Prima del 2016 esistevano già strumenti normativi — come la cosiddetta “Legge del Buon Samaritano” del 2003 — ma il quadro risultava frammentato e spesso scoraggiava le donazioni a causa degli adempimenti burocratici e delle incertezze operative.

Da questa legge associazioni come Banco Alimentare hanno riscontrato un aumento significativo delle donazioni. In particolare, Banco Alimentare ha un rapporto molto stretto con i supermercati anche perché è il promotore della Colletta Alimentare, l’iniziativa per cui, periodicamente, all’ingresso dei supermercati troviamo volontari che consegnano un sacchetto da riempire con alimenti a lunga conservazione.

Il ruolo della Grande Distribuzione Organizzata: soluzione o problema?

supermercati

In generale, quasi tutte le grandi insegne italiane della distribuzione hanno oggi programmi strutturati di recupero del cibo, anche grazie al quadro normativo introdotto dalla Legge Gadda.

Facilmente, andando sui siti delle varie catene, si trovano i dati di questo lavoro di recupero. Esselunga collabora con Banco Alimentare da oltre vent’anni: secondo l’azienda, ogni anno vengono donate circa 2mila tonnellate di prodotti alimentari, equivalenti a oltre 4 milioni di pasti. Lidl Italia ha sviluppato invece il progetto “Oltre il Carrello”, avviato nel 2018 insieme a Banco Alimentare, con recuperi quasi quotidiani di pane, ortofrutta e prodotti confezionati non più vendibili per motivi estetici o commerciali ma ancora perfettamente sicuri. Coop collabora con associazioni locali per la donazione del cibo avanzato, ma ha scelto prevalentemente una strada diversa, cioè quella di cercare di non arrivare allo spreco; come si legge sul sito: “Le azioni messe in campo spaziano dalla prevenzione degli overstock e il monitoraggio delle scorte, alla promozione di formati ridotti e prodotti sfusi, fino al recupero dei rifiuti tramite compostaggio o bioenergia”.

Tutto bene, si potrebbe dire. Eppure, a voler fare le pulci a questa notizia, qualcosa si potrebbe osservare. Come dice il presidente del Banco Alimentare, c’è ancora molto da fare. “Molto da fare” significa, in parole povere, che i supermercati buttano ancora moltissimo cibo.

C’è una cosa che ci dimentichiamo: la GDO è una forma di distribuzione degli alimenti che crea spreco per sua natura, per la necessità intrinseca al suo modello di business di un approvvigionamento costante degli scaffali. La sensazione di abbondanza che un supermercato trasmette è parte dell’esperienza di acquisto che ci offre. Esistono diversi studi di marketing e psicologia dei consumi che mostrano come l’abbondanza visiva e gli scaffali pieni influenzino la percezione dei clienti nei supermercati e in generale, la ricerca suggerisce che assortimenti ampi e scaffali ben riforniti trasmettono idee di freschezza, affidabilità, convenienza e disponibilità continua del prodotto, aumentando la propensione all’acquisto.

Siamo dunque felici che il problema venga gestito, ma sarebbe bene ricordarsi che fare la spesa nelle piccole botteghe di quartiere e nei gruppi di acquisto solidale azzera quasi totalmente lo spreco alimentare.