Non è nulla in confronto ai morti civili e militari, alle conseguenze politiche, agli equilibri diplomatici. La premessa è doverosa, in un momento in cui la Terza Guerra del Golfo ci è esplosa tra le mani, a sorpresa per il nostro Ministro della Difesa Guido Crosetto, figurarsi per noi comuni mortali. Nella notte italiana tra venerdì e sabato gli Stati Uniti di Donald Trump e Israele hanno attaccato l’Iran, decisi a spazzare via “in quattro settimane” il regime, “no matter what“, come si suol dire in questi casi. Così si è aperta una nuova, gigantesca crisi in Medio Oriente, che di certo non sarà di facile (e veloce) soluzione.
Le conseguenze, chiaramente, sono di proporzioni gigantesche, e toccano moltissimi ambiti. In primis quello sociale: in Iran si trovano più di 90 milioni di persone che oggi si trovano sotto i raid congiunti di USA e Israele, che per quanto siano “intelligenti” non hanno mancato di colpire una scuola femminile, causando un centinaio di vittime bambine. Danni collaterali delle guerre, si dirà ai piani alti.
Quindi sì, quella rimane sempre la conseguenza più grave, triste e importante di ogni guerra. Ma ce ne sono molte altre, che riguardano gli ambiti sociopolitici e quelli economico commerciali. I secondi, ad esempio, coinvolgono anche gli Emirati, che oggi si trovano nel mezzo degli attacchi e che qua e là stanno vedendo cascare qualche pezzo di missile in quello che fino a ieri veniva raccontato come il paradiso turistico del futuro. Tanto che anche l’alta gastronomia ci aveva creduto.
Cosa ne sarà dei ristoranti di lusso a Dubai?

Dubai, Doha, Abu Dabhi. Negli ultimi anni, è lì che si sono concentrati moltissimi investimenti dell’alta gastronomia. I grandi chef, anche italiani, hanno aperto lì, raccogliendo nuove stelle in quello che sembrava essere il nuovo orizzonte del fine dining internazionale. Qualcuno – ad esempio Enrico Crippa che aveva aperto Alba a Doha – ha poi lasciato perdere lungo il percorso, nonostante la stella Michelin conquistata. Troppo complicato come progetto da gestire a distanza, racconta oggi una proprietà che probabilmente tira un sospiro di sollievo all’idea di non trovarsi con un pasticcio tra le mani da gestire.
Chi è ancora lì è ad esempio lo staff di Niko Romito, che al Bulgari Resort Dubai Hotel ha il suo Ristorante due stelle Michelin. “Da ieri siamo in contatto costante con i nostri ragazzi al bulgari Dubai”, ha raccontato Cristiana Romito a La Repubblica, spiegando che la situazione è un po’ tesa, nonostante Dubai non sia direttamente coinvolta nell’attacco.
Però, ecco, negli Emirati Arabi, che tanto avevano investito negli ultimi decenni dal punto di vista turistico, si trovano oggi decine di migliaia di viaggiatori internazionali, lì per lavoro o per piacere, che oggi si guardano intorno con preoccupazione e studiano il modo per tornare a casa il prima possibile.
Una situazione che di certo non farà piacere a chi ha puntato molto sulla rinascita di quella Las Vegas 2.0, fatta di lusso e di divertimento, ma anche di cultura e di altissima gastronomia. Tanto che lì, ad Abu Dhabi, si sarebbe dovuta tenere la prossima edizione della The World’s 50 Best Restaurants, eccezionalmente a novembre viste le altissime temperature della zona. “Ospitare la cerimonia di premiazione dei 50 migliori ristoranti del mondo ad Abu Dhabi riflette il panorama gastronomico entusiasmante e in continua evoluzione degli Emirati, che offre cucine da tutto il mondo insieme a un’educazione e una formazione culinaria di livello mondiale”, aveva detto in occasione dell’annuncio il Direttore dell’Abu Dhabi Events Bureau, parte del Dipartimento Cultura e Turismo di Abu Dhabi, Fakhry Alsarraj. “Rafforza inoltre la crescente reputazione di Abu Dhabi come destinazione culinaria leader al mondo, plasmata da una scena gastronomica diversificata, talenti locali e un forte impegno a coltivare l’eccellenza a ogni livello del settore alimentare e alberghiero”.
Ora tutto questo entusiasmo nel futuro gastronomico degli Emirati deve fare i conti con Donald Trump & compagni. Vedremo che ne sarà.