A Fontanafredda, in provincia di Pordenone, un cartello esposto fuori da un bar genera ciclicamente polemiche da oltre nove anni: si trova all’esterno del Bar Danilo e recita una frase che per molti è rappresentativa di un umorismo ormai decisamente anacronistico: “Menu fisso 25 euro compresa la cameriera“.
In poco meno di dieci anni la sensibilità riguardo certe uscite infelici è certamente cambiata, e a ogni giro in cui la controversia si rianima le repliche sono sempre più stizzite, segno che forse ormai la goliardia non può più essere una scusa per comunicazioni di questo tipo: per quanto accompagnato ad altri cartelli come “locale riscaldato da giugno ad agosto”, non certo un capolavoro del cabaret, ma sicuramente innocuo, questa querelle di inizio anno è particolarmente vivace, virando anche sul politico, ma l’autore della boutade (chiamiamola così) non sembra voler indietreggiare di un passo.
Una polemica (anche) politica

Le reazioni più dure sono arrivate dal mondo sindacale e dalla politica. Giuseppe Mancaniello, segretario della Flc-Cgil di Pordenone, ha usato parole molto forti per condannare l’iniziativa: “Siamo di fronte a un insulto alla dignità femminile: è un altro caso di sessismo contro le donne. Un amico e associato mi ha segnalato l’insulto sessista alla cameriera. Ma nel 2026 come è possibile sia ammessa una cosa del genere? Questo capita a Fontanafredda e siamo di fronte a uno slogan che sembra uscito dal Medioevo”.
Secondo il sindacalista, questo episodio non è isolato, ma si inserisce in un contesto culturale preoccupante, citando anche altri fatti recenti. Ha infatti aggiunto: “Dopo quello che è capitato con il fotomontaggio di Elly Schlein travestita da Befana e il commento irridente di Roberto Dipiazza, il sindaco di Trieste e azzurro di Forza Italia, diciamo basta”.
Anche Sonia D’Aniello, ex consigliera comunale e candidata sindaca a Pordenone, non ha nascosto la sua amarezza per la situazione e per il fatto che ci sia chi ancora difende quella scritta.
Il suo commento è stato molto netto: “Finché ci sono donne a cui va bene, che giustificano questa ennesima scritta di una bassezza culturale non andremo mai avanti. Quel cartello non è un’offesa, come dice la Cgil, è un affronto alle tante donne che in silenzio vivono la propria libertà. È una vergogna per tutti! Dietro quella frase c’è un mondo che tratta ancora in questo modo le donne, oggetto di ‘svendita’. Siamo colpevoli tutti per la diseducazione che offriamo alle nuove generazioni”.
Dall’altra parte della barricata c’è ovviamente Danilo Rovere, il proprietario del bar, che difende la sua scelta parlando di semplice goliardia e umorismo. Per lui quel messaggio non è una provocazione politica, ma un modo per scherzare all’interno della sua attività.
Rovere ha spiegato che il cartello è “non una sfida alle femministe, ma di puro umorismo. Non offende nessuno e soprattutto è nella mia proprietà privata”. Il proprietario ha persino ammesso che il cartello funziona bene come marketing, attirando curiosi anche se il locale non serve pasti: “E dire che non facciamo nemmeno da mangiare, ma da quando c’è quell’insegna qualche camionista di passaggio si è fermato a chiedere informazioni”.
Il Bar Danilo non è nuovo a queste uscite particolari. Alle pareti e all’ingresso si possono trovare altri cartelli dallo stile simile: oltre a quello già citato sul riscaldamento, c’è quello che parla di “rapina con appuntamento”, e pure una corda che pende dal soffitto, descritta ironicamente come un “sismografo”.
Nonostante le critiche e le denunce che si susseguono dal 2017, come quella dell’associazione Voce Donna di Pordenone, il cartello sulla cameriera è ancora al suo posto, a testimonianza di uno scontro tra chi lo vede come un insulto sessista e chi, come i clienti abituali, lo liquida dicendo che “Danilo è così”.
Il dibattito è vecchio quanto l’umorismo del titolare del bar: da una parte il “fatevi una risata”, dall’altra una nuova consapevolezza per cui non si tratta solo di una battuta ma del simbolo di una cultura che fatica a superare certi stereotipi, lesivi della dignità delle lavoratrici. Vedremo se il signor Danilo cambierà idea prima che si presenti la prossima polemica.


