di Nunzia Clemente 19 Settembre 2016

“Non ci credo. Faccio fatica a credere alle mie orecchie”.

Queste le parole di uno sconcertato Farinetti, patron di Eataly, dopo che in un articolo apparso stamattina sul quotidiano La Stampa il presidente di Novacoop, Ernesto Dalle Rive, aveva commentato l’uscita della società da lui presieduta da Eataly con una motivazione che, per il gigante degli “alti cibi”, del cibo di eccellenza italiano con punti vendita sparsi all over the world, deve essere arrivata gradita tanto quanto un pugno nello stomaco.

“Abbiamo notato che con il passare degli anni Eataly è andata incontro alle esigenze di un consumo sempre più di massa e legato anche ai prodotti della grande industria. C’è stata un’evoluzione dell’offerta, che incrociandosi con una nostra politica di ricerca dell’eccellenza, ha portato a una sovrapposizione”.

Detta senza tanti giri di parole: “Eataly è nata come punto vendita votato alle eccellenze enogastronomiche italiane, peccato che ormai però ci si possano trovare anche prodotti che tutti possono trovare anche al super sotto casa, oltretutto a prezzo notevolmente minore, e quindi, per non far sfigurare i nostri prodotti vicini a quelli dozzinali attualmente venduti da Eataly, ce ne andiamo”.

Inutili i giri di parole di stima imperitura aggiunti poi da Delle Rive per mitigare la durezza del concetto sopra esposto: “Per noi l’esperienza in Eataly è stata illuminante e arricchente, e con Eataly abbiamo capito cosa significa essere dinamici e innovativi e avere un rapporto stretto con il territorio e le eccellenze. A volte, però, anche le storie più belle finiscono».

Un addio in piena regola, qundi, quello di Novacoop, che pare anche essere stato determinato dalle mutate esigenze di Novacoop in merito al suo posizionamento strategico all’interno di Eataly.

“Abbiamo preso coscienza che il nostro sostegno concreto, a suo tempo determinante proprio per conoscere la grande distribuzione, oggi non lo è più, perché Eataly può muoversi in autonomia. Abbiamo evidenziato la nostra determinazione, e Eataly l’ha accolta. Capivano che la nostra presenza o si legava a un protagonismo maggiore nelle politiche della società, ma ci sarebbe stata una certa sovrapposizione, o niente”.

Ma Farinetti proprio non ci sta a far passare i suoi prodotti d’eccellenza come dozzinale paccottiglia da discount (che tra l’altro negli ultimi anni hanno raggiunto livelli di qualità che nulla hanno da invidiare ai blasonati concorrenti) e affida subito la sua replica allo stesso quotidiano, esponendo la sua versione dei fatti, completamente differente.

“Faccio fatica a credere che Dalle Rive abbia fatto commenti negativi sul nostro assortimento. Io non mi permetterei mai di giudicare in pubblico l’assortimento Coop, che comunque giudico ottimo, anche se completamente diverso dal nostro».

E riguardo alla velata accusa di Novacoop di aver in fondo tradito la propria mission vendendo anche prodotti da normale supermercatino sotto casa?

“Rispondo volentieri. Così almeno colgo l’occasione per dirvi i numeri veri. Meno del 5% del nostro assortimento è in comune con la grande distribuzione. Si tratta di prodotti di buona qualità che ci aiutano a coprire la fascia del nostro primo prezzo. Il 95% dei prodotti in vendita da Eataly sono di piccoli e medi produttori di eccellenza che è molto raro trovare nella grande distribuzione”.

Solo il 5% quindi. Ma un cinque per cento di prodotto ordinari e dozzinali che mal si coniugano con la filosofia di Eataly. Come si spiega quindi la loro presenza, per quanto esigua, nel supermercato più cool del mondo?

“Perché anche la grande distribuzione di fatto produce qualche prodotto molto buono, certo”, replica Farinetti, che alla fine si concede anche il lusso di levarsi un sassolino dalla scarpa: non sono loro che se ne sono andati, bensì noi che li abbiamo gentilmente accompagnati alla porta, sia chiaro.

“Novacoop è uscita dal capitale Eataly in totale armonia e che questo clima regnava da ambo le parti. E a fronte di una nostra richiesta che loro hanno gentilmente accolto: abbiamo prospettato loro di uscire con un ottimo guadagno oppure di restare con una quota minore in un progetto più grande. Il tutto con ampia soddisfazione di entrambi.

Mai con Novacoop si è discusso di assortimenti e mai il presidente Dalle Rive ci ha esternato perplessità. Anzi, siamo sicuri di godere da parte di Novacoop della stessa stima che nutriamo per loro».

Insomma, attestati di stima e rispetto reciproco da una parte e dall’altra.

Peccato che, aldilà delle parole di circostanza, i fatti rimangano questi: Novacoop ad Eataly non c’è più, e se ne è pure andata sbattendo la porta, o meglio spiattellando a chiare lettere che da Eataly, insieme agli alti cibi, troverete pure i cibi ordinari.
Allos stesso prezzo, però, dei loro parenti ricchi.

[Crediti | Link: La Stampa]