di Nunzia Clemente 13 Settembre 2016
caprotti, esselunga

Esselunga. Il ‘supermercato all’americana’, dall’inconfondibile logo creato dal famoso disegnatore Max Huebe con la lettera “S” che si allunga  prepotente lungo tutta la scritta, nacque a Milano nel 1975 grazie agli sforzi congiunti di Nelson Rockfeller e della famiglia di industriali tessili Caprotti.

Da quella prima sede storica in Viale Regina Giovanna, Esselunga si è poi diffusa capillarmente in tutta Italia, insediandosi nella nostra spesa quotidiana  grazie anche a celebri promozioni, quali ad esempio quella –che molti ricorderanno–  delle “mille lire lunghe”.

Ora, però, per i ‘Supermarkets italiani Spa’, che in seguito presero il più ammiccante nome di Esselunga, pare arrivato il momento della svolta definitiva.

L’era di Bernardo Caprotti, capostipite e fondatore ormai novantenne, sembra giunta al termine, come ha rivelato il quotidiano Repubblica alcuni giorni fa.

Che Caprotti avesse l’intenzione di cedere non è una notizia inaspettata per chi ha seguito le vicende di Esselunga: già nel 2004, infatti, la catena di supermercati fu a un passo dalla cessione a Walmart, cessione che poi non andò  a buon fine a causa del ripensamento di Caprotti stesso.

Ora, invece, la decisione di cedere l’attività pare definitiva, e sembra scaturisca dall’intenzione di Caprotti di garantire la futura stabilità all’azienda, anche considerati i dissidi interni tra i due figli di primo letto con  l’altra figlia, nata da un successivo matrimonio di Caprotti.

Conflitti che avrebbero portato il fondatore di Esselunga alla decisione di cedere l’impresa, per assicurarle una governance efficiente ed equilibrata.

Sarà Citigroup, una tra le  maggiori aziende finanziarie mondiali, a dover vagliare le diverse dimostrazioni di interesse da parte dei potenziali acquirenti.

Fonti finanziarie affidabili hanno fatto sapere che già a fine agosto Blackstone, agenzia finanziaria statunitense specializzata in investimenti immobiliari, avrebbe chiesto di rilevare ben il 60% del pacchetto azionario, lasciando aperta un’opzione sul restante 40% nel caso che Caprotti decidesse di cedere l’intera attività, oppure nel caso in cui non si raggiungesse un accordo definitivo tra i vari partner.

Secondo altre  indiscrezioni, invece, la proposta della concorrente anglosassone CVC sarebbe molto più appetibile di quella di Blackstone, a causa delle numerose riserve su alcune aree immobiliari da quest’ultima sollevate.

Tuttavia, stando alle parole di Repubblica, non sarebbe neppure da escludere che una serie di immobili occupati dal gruppo venissero poi scorporati dal perimetro  di vendita. E proprio in relazione  alla quantità di immobili che verranno ceduti insieme al  core business,  la valutazione di Esselunga potrà oscillare da 4 a 6 miliardi, debiti compresi.

Non mancherebbe all’appello nemmeno Walmart, per nulla scoraggiata nonostante il rifiuto incassato in extremis nel lontano 2004.

In estate, il colosso avrebbe anche effettuato una ricognizione in Italia per sondare il terreno, non è escluso che, questa volta, possa essere  proprio Walmart a spuntarla su Blacktone e CVC, forte della grande esperienza nel settore delle vendite al dettaglio; anche Carrefour, inoltre, potrebbe essere della partita, se si aprisse una regolare gara.

Insomma, gli investitori di buon calibro non mancano, e possiamo stare certi che Caprotti saprà, ancora una volta, fare la scelta migliore per il futuro dell’amata azienda. E, soprattutto, per la (improbabile) pace tra gli eredi.

[Crediti | Link: La Repubblica]