di Anna Ferrari 14 Novembre 2015
Vino israeliano

Se scriviamo “stella di David” voi sapete a cosa pensare, giusto? E se trovate la stella a sei punte simbolo della civiltà ebraica sull’avocado che comprate ogni sabato per la guacamole? Ricredetevi se vi sembra impossibile: per la prima volta in settant’anni l’Europa ha deciso di contrassegnare (marchiare secondo gli israeliani) i prodotti dei Territori occupati da Israele.

La Commissione Europea ha adottato delle apposite linee guida, che dovrebbero essere applicate dal primo di gennaio, per permettere ai consumatori europei di sapere se i beni acquistati sono prodotti in una colonia ebraica, e sta informando i vari stati membri di come applicare la «stella gialla» su diverse merci tipo frutta, verdura, carne e prodotti tecnologici.

È prevista anche l’indicazione di provenienza da “insediamenti” che segnalerà i prodotti provenienti dai territori oltre la Linea verde.

Come prevedibile, la decisione della UE non è stata ben accolta dal premier israeliano Netanyahu, secondo cui:

«L’Unione europea deve vergognarsi. È una decisione ipocrita e che rivela un doppio atteggiamento: si applica solo ad Israele e non ad 200 conflitti nel mondo».

Ma la Commissione Europea respinge gli addebiti precisando per voce del commissario per l’Euro, Valdis Dombrovskis che la decisione, sollecitata da 16 Paesi tra cui l’Italia, non è politica ma tecnica. Sono le regole esistenti che prevedono l’obbligo di indicazione d’origine per il cibo.

Il vero timore di Israele è che, se etichettati diversamente, i prodotti degli insediamenti vengano presi di mira da campagne di boicottaggio, specialmente in un momento in cui Israele sta affrontando la Terza Intifada dei coltelli.

Nel frattempo, a “Boicottare il Boicottaggio” ci pensa Il Foglio, con una petizione-campagna di acquisto di prodotti israeliani.

Sul sito sono presenti l’indirizzo mail per firmare la petizione (insieme a un elenco di prodotti reperibili in Italia) che conta un numero sempre crescente di firme.

[Il Sole24Ore, Il Foglio]

commenti (11)

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  1. Avatar MAurizio ha detto:

    Non è una novità. Decenni fa ci fu il boicottaggio dei pompelmi prodotti a Jaffa (e dintorni) che ne era il marchio di fabbrica. Pompelmi che vennero ulteriormente boicottati in quanto si sparse la notizia che alcuni erano stati successivamente “avvelenati” da volenterosi combattenti per la Palestina iniettando liquidi tossici all’interno.
    Se prevalesse il concetto di “acquisto etico” nel mondo si commercerebbe molto di meno.
    Mi chiedo poi se coloro che comunque “campano” producendo quei beni apprezzerebbero davvero lo sforzo dei ricchi e grassi occidentali.

  2. Avatar Daniel ha detto:

    L’Europa ha solo da vergognarsi. E l’Italia in primis.
    I farmaci però non vengono etichettati o boicottati? Una Europa falsa, moralista ed indecente. Anzi: Eurabia.

    1. Avatar Lorenzo ha detto:

      vergognarsi di cosa, scusa? e perché l’Italia più degli altri?
      si parla di territori occupati, ovvero di territori che Israele considera “propri” ma che l’Europa (così come l’ONU) non riconosce come tali, essendo frutto di una occupazione militare (guerra dei sei giorni, 1967, dice niente?) che si protrae da quasi 50 anni in deroga agli accordi stipulati nel ’48.
      di conseguenza la UE ha stabilito che i prodotti di questi territori non possano essere venduti come “made in Israele”, prendo fine a quella che a tutti gli effetti era una irregolarità. a me pare il minimo.
      sorvolo sul penoso tentativo di associare al nazismo un provvedimento legislativo volto unicamente a regolarizzare l’etichettatura europea di alcuni prodotti, che non si capisce perché dovrebbero invece secondo alcuni poter derogare a tali regolamenti.

    2. Avatar MAurizio ha detto:

      Anche noi abbiamo occupato militarmente il Sud Tirolen ed altri territori asburgici.
      Sarebbe opportuno un apposito marchio per lo speck e le mele.
      Non parliamo poi dell’occupazione militare del Regno delle Due Sicilie e dello Stato Pontificio.
      Quanta mozzarella di bufala okkupata si consuma ogni giorno tra l’indifferenza del mondo ?

    3. Avatar Lorenzo ha detto:

      MAurizio, volendo posso apprezzare lo spirito provocatorio, ma capisci bene che son cose differenti.
      qui si parla di etichettatura, di leggi e indicazioni di origine, non di politica.
      poi c’è sempre chi ama montare il caso sul nulla (se poi c’è di mezzo Israele… doppia goduria, eh?)

  3. Avatar Ciro ha detto:

    Non ci vedo nulla di male ad avere un’etichettatura più precisa.

  4. Avatar Fra ha detto:

    La stella gialla??? La stella d’Israele è blu, quella gialla la usavano i nazisti.

  5. Avatar mario ha detto:

    Propongo di etichettare anche i prodotti del Barhein. E quelli della Kamchatka (chi ha giocato a Risiko mu può capire :D)

  6. Avatar Carmelo ha detto:

    Boicottaggio sotto mentite spoglie, nient’altro da dire.

  7. Avatar Emanuele Lanzi ha detto:

    Incoraggiante leggere commenti di persone non accecate da odio e pregiudizio.

    Il boicottaggio, perchè è di questo che si parla, è vergognoso. Voi applicate etichette che identificano i prodotti israeliani che provengono da Giudea e Samaria? benissimo, io e tanti altri amici d’Israele saremo facilitati nel riconoscerli tra gli scaffali ed acquistarli!