di Marco Locatelli 17 Settembre 2020

Nei primi sette mesi del 2020, l’export di cibo e di medicine sono gli unici a crescere a causa dell’emergenza Coronavirus. E, in effetti, c’era da aspettarselo: in un periodo di forte emergenza, è l’essenziale – come appunto il cibo e le medicine – la priorità. Anche nel commercio.

“In controtendenza rispetto all’andamento generale l’alimentare – sottolinea la Coldiretti – fa registrare infatti un aumento del 3,5% secondo solo a quello dei prodotti farmaceutici con 10,9%. Una resistenza alla crisi sui mercati esteri che ha fatto diventare la filiera agroalimentare con 538 miliardi di valore la prima ricchezza del Paese reagendo meglio degli altri settori al drammatico impatto della pandemia da Covid-19.

Quella agroalimentare è una realtà allargata dai campi agli scaffali che garantisce – evidenzia la Coldiretti – 3,8 milioni di posti di lavoro e vale il 25% del Pil grazie all’attività, tra gli altri, di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio”.

“L’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che l’Italia può contare su una risorsa da primato mondiale ma deve investire per superare le fragilità presenti e difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali”.