Sembrava l’inizio di una rivoluzione alimentare, con tanto di benedizione da parte di Iron Man. Nel 2021, Robert Downey Jr. elogiava Ÿnsect in TV durante il weekend del Super Bowl, portando la startup francese di allevamento di insetti sotto i riflettori mondiali. Oggi, a distanza di pochi anni, la realtà ha presentato il conto: l’azienda è finita in liquidazione giudiziaria dopo aver bruciato oltre 600 milioni di dollari di investimenti.
Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno, dato che la società navigava in cattive acque da mesi, ma il fallimento fa rumore per l’entità dei capitali coinvolti. Di questi 600 milioni, circa 200 milioni di euro provenivano dai contribuenti attraverso la banca pubblica Bpifrance e fondi europei legati all’Agenda 2030. Nonostante questa montagna di denaro, i ricavi non sono mai decollati: nel 2021 il fatturato era di appena 17,8 milioni di euro, mentre nel 2023 le perdite nette hanno toccato i 79,7 milioni di euro.
Il fallimento di Ÿnsect

Il problema principale non è stato il rifiuto culturale degli occidentali verso il consumo di insetti, anche perché il cibo per umani non era il centro del loro business: Ÿnsect puntava soprattutto ai mangimi per animali e al cibo per animali domestici, mercati con logiche economiche molto diverse. Antoine Hubert, l’ex CEO, dichiarò all’epoca: “Vediamo ancora il cibo per animali domestici e i mangimi per pesci come i maggiori contributori alle nostre entrate nei prossimi anni”.
Nonostante i buoni propositi, produrre proteine da insetti per il mangime animale si è rivelato un vicolo cieco economico: in teoria, gli insetti dovrebbero mangiare scarti alimentari, ma nella pratica industriale venivano nutriti con sottoprodotti dei cereali che sono già utilizzabili come mangime, rendendo di fatto il passaggio attraverso l’insetto un costo extra non necessario.
Quando l’azienda ha provato a spostarsi verso mercati più redditizi come il pet food, era ormai troppo tardi. Hubert aveva spiegato così il cambio di rotta: “In un ambiente in cui c’è inflazione su energia e materie prime, ma anche sul costo del capitale e del debito, non possiamo permetterci di investire carichi di risorse in mercati che sono i meno remunerativi (mangimi per animali), mentre ci sono altri mercati dove c’è molta domanda, buoni rendimenti e margini più elevati”.
L’errore fatale è stato costruire Ÿnfarm, una vera e propria giga-factory nel nord della Francia definita la fattoria di insetti più costosa al mondo, prima ancora di aver validato il modello di business. Secondo il professor Joe Haslam della IE Business School, il caso Ÿnsect è emblematico di un problema europeo più ampio: “Ÿnsect è un caso di studio del gap di crescita dell’Europa. Finanziamo progetti visionari. Sotto-finanziamo le fabbriche. Celebriamo i progetti pilota. Abbandoniamo l’industrializzazione. Si vedano Northvolt (un produttore svedese di batterie in difficoltà), Volocopter (una startup tedesca di taxi aerei) e Lilium (un’azienda tedesca di taxi volanti fallita)”.
Haslam ha confermato come i problemi della startup fossero tutt’altro che una novità: “Le difficoltà di Ÿnsect non sono un mistero e non riguardano principalmente gli insetti. Sono il risultato di una discrepanza tra ambizione industriale, mercati dei capitali e tempismo, aggravata da alcune scelte di esecuzione e strategia”.
Non è solo un problema francese: anche la danese ENORM Biofactory, una volta più grande allevamento di insetti del nord Europa, è fallita di recente seguendo uno schema simile di alti investimenti e domanda inesistente ai prezzi proposti.
Ora gli asset di Ÿnsect sono in vendita. L’ultimo CEO, Emmanuel Pinto, ha salutato l’impresa con una nota di speranza: “Speriamo che l’ampia competenza tecnica e industriale sviluppata dai team di Ÿnsect, così come le relazioni commerciali che hanno stabilito, siano messe a frutto in modo produttivo e forniscano un contributo prezioso sia all’indipendenza proteica dell’Europa che alla lotta contro il cambiamento climatico”.

