Fondazione Italiana Sommelier fa causa per diffamazione alla sommelier che non voleva portare la gonna

La Fondazione Italiana Sommelier ha fatto causa per diffamazione a quella sommelier che chiedeva perché la divisa delle donne contemplasse esclusivamente l'uso delle gonne e non anche dei pantaloni.

sommelier

Colpo di scena nella vicenda della sommelier che aveva protestato perché la Fondazione Italiana Sommelier obbliga le donne a indossare solo la gonna come divisa, escludendo a priori l’ipotesi dei pantaloni. Al posto di scusarsi e ammettere che si erano sbagliati lasciando il calendario in data 1600, ecco che la FIS ha deciso di fare causa per diffamazione alla ragazza in questione.

Breve recap della vicenda per chi se la fosse persa. La protagonista di questa storia è Nicole, un’aspirante sommelier americana residente nelle Marche.

A inizio anno la ragazza aveva ingenuamente chiesto a un referente della FIS (all’epoca dei fatti, verso febbraio, Nicole studiava ancora con la Fondazione Italiana Sommelier) perché nel 2022 il regolamento dell’associazione prevedesse solamente l’opzione della gonna per la divisa femminile. Queste le parole del regolamento della FIS:

Per le Signore: giacca e gonna nera, camicia bianca, scarpe nere. Inoltre, distintivo di stoffa e spilletta di metallo, foulard ufficiale della Fondazione Italiana Sommelier

Per i Signori: giacca e pantaloni neri, camicia bianca, scarpe e accessori neri. Inoltre, cravatta ufficiale della Fondazione Italiana Sommelier, distintivo di stoffa e spilletta di metallo

ristoranti della guida michelin, sommelier

Nicole si era giustamente chiesta perché le donne dovessero per forza indossare la gonna e non, in alternativa, un elegante paio di pantaloni. Il referente, al posto di darle una risposta concreta, ha invitato Nicole a porre la domanda allasede centrale. E questa è la risposta che ha ricevuto: “If you don’t want to wear a skirt, the solution is simple, to remedy this problem you can always decide to leave the Foundation’s services group!” che tradotto diventa: “Se tu non vuoi indossare una gonna, la soluzione è semplice: per porre rimedio a questo problema, puoi sempre decidere di lasciare la Fondazione!”.

Ovvero: non vuoi indossare la gonna perché sei una donna? Allora va via. Cosa che Nicole aveva fatto: ha lasciato la scuola della FIS e si è iscritta a quella della Federazione Italiana Somellier Albergatori e Ristoranti, quella con cui adesso ha preso il tanto sospirato diploma da sommelier.

La storia di questa regola a dir poco atavica ha fatto, però, il giro del web e delle testate giornalistiche. Perché solo adesso ci si è resi conto di quanto sessista e anacronistica sia questa regola da parte di un’associazione che vive anche essa nel 2022?

A questo punto si potrebbe legittimamente pensare che, vista la figura fatta, la FIS si sia affrettata a scusarsi di quanto questo regolamento e questo comportamento sia sessista, modificando subito il regolamento e… Ok, questo succederebbe solo se fossimo nel mondo dei Mio Mini Pony. Ma visto che siamo in Italia, ecco che la situazione diventa ancora più assurda.

Nicole su Instagram ha fatto adesso sapere che la FIS l’ha denunciata per diffamazione. E questo nonostante lei abbia parlato della questione online senza mai citare direttamente il nome dell’associazione. Così, nel giorno della sua cerimonia di diploma da sommelier per conto della FISAR, al posto di festeggiare con tutti i compagni di corso, ha dovuto incontrarsi con i suoi avvocati per decidere come muoversi per difendersi dalla FIS.

Nicole sottolinea, poi, di non riuscire a capire il comportamento dell’associazione in questione. Pubblicamente non hanno voluto dare spiegazioni, non vogliono parlare con i giornalisti e anche in tribunale non hanno mai spiegato esattamente perché i sommelier donne devono indossare la gonna e non i pantaloni.

Ovviamente Nicole ha abbandonato l’associazione e non rimpiange quanto ha fatto. Questa vicenda le ha fatto capire che vive in un paese dove non è possibile esprimersi liberamente e dove non si può parlare di esperienze discriminanti. Alcuni giornalisti con cui aveva parlato le avevano effettivamente chiesto se non volesse considerare l’idea di denunciare l’organizzazione in questione, ma, nonostante sia americana, a lei non piace il sistema statunitense dove fai causa per qualsiasi cosa. Solo che ammette che, forse è stata un po’ ingenua, magari avrebbe dovuto fare lei la prima mossa. Ma conclude chiedendosi quante possibilità avrebbe avuto di vincere una causa sul sessismo in un paese come l’Italia?

Ecco il post di Nicole su Instagram: