di Manuela 22 Giugno 2020
spiriti

E’ una richiesta sensata quella di Federvini: basta al contrassegno di Stato per gli spiriti. Si tratta del frutto di una burocrazia tipicamente italiana che ormai non ha più senso di esistere, ma che di governo in governo continua ad essere portato avanti. La filiera delle bevande spiritose chiede di pote ripartire senza aggravi e orpelli ormai inutili.

Micaela Pallini, presidente del Gruppo Spirits di Federvini, è chiara: bisogna mettere in soffitta vecchie pratiche inutili che finiscono solo col rallentare e appesantire la ripartenza.

Il fatto è che il contrassegno di Stato venne inserito circa un secolo fa per due motivi:

  1. Dimostrare di aver pagato le previste accise
  2. Permettere la tracciabilità del prodotto

Solo che questo poteva aver senso cento anni fa, ma non certo adesso. E per due motivi precisi:

  1. Oggi il pagamento dell’accisa viene dimostrato digitalmente, quindi il contrassegno perde il primo dei suoi motivi di esistere
  2. Le nuove regole sulla tracciabilità dei prodotti offrono ai consumatori garanzie maggiori rispetto al contrassegno che perde così anche il suo secondo motivo di esistere

Federvini ha ribadito che non c’è nessun motivo concreto per cui il contrassegno di Stato sugli spiriti continui a venire ereditato da governo dopo governo. Il tutto anche nell’ottica del Decreto liquidità e Decreto rilancio che tanto parlano di semplificazione e sburocratizzazione, ma che di fatto, di concreto, alla fine fanno ben poco in tal senso.