Le bracerie e le yogurterie, giusto per non infierire sulle bisteccherie, sono invecchiate malissimo. Categorie della somministrazione monotematiche capaci di giustificare le pokerie odierne. Tanto che l’annuncio dell’apertura di “Fiammetta – Brace bar – ” stranisce, considerando la perspicacia dei suoi fautori: la stessa squadra che con “Alelaide!”, inaugurato proprio un anno fa, ha veicolato e fidelizzato una bella fetta di clientela torinese golosa di tapas contemporanee e belle etichette.
A partire dai soci, Leo Pellegrino e Giulia Cantoni, e dalla co-fondatrice della suddetta fortunata formula Marianna Di Dio, che per l’occasione si sono assicurati uno dei migliori cuochi sulla piazza torinese, Niccolò Giugni, ora ex chef di Razzo. Il vino è affidato a Giuseppe Gallo, anch’egli ex sommelier di Razzo e nientemeno che Condividere. Gli spazi, in via Maria Vittoria 33, sono gli stessi che furono occupati da Luogo Divino, ora ammorbiditi dai tessuti e riscaldati dal colore.
Il menu e i prezzi di Fiammetta

Fiammetta sa perfettamente cosa non è, ovvero una steakhouse, e dovrà certamente affrontare la sfida di non stufare con la brace, metodo di cottura predominante del menu. Una carta priva di portate canoniche e guidata da 6 elementi stagionali, a loro volta filo conduttore dei piatti e “interpretati con una proposta allo spiedo, diversa ogni giorno, per catturarne l’essenza”.
Per i primi tre mesi sono stati scelti l’asparago di Santena, il carciofo romanesco, il tonno rosso, la mazzancolla, il suino nero di Cavour Pollentia e la Fassona Piemontese de “La Granda, che affumicata sebbene cruda ha il suo perché.

La volontà, chiara, è quella di mettere sullo stesso piano verdure, carne e pesce, con il trait d’union del metodo di cottura, che si fa ingrediente ora di una proposta essenziale, ora di una ricetta più sperimentale. Altrettanto chiara, a un primo assaggio, è la firma di Nicolò Giugni, che per l’applicazione sulla materia prima dimostrata in precedenza pare il cuoco ideale per Fiammetta; lo si ritrova già, in carta, con il “Plin di maiale nero con senape e finocchietto selvatico“.
Il range di prezzi varia tra i 6 e i 25 euro. Esemplificando, il “totano con asparago fritto e maionese di uovo al padellino” è proposto a 13 euro, mentre il “tagliolino con anguilla affumicata, piselli e spugnole” costa 16 euro. Tra i dolci farà certamente presa il gelato al fieno mantecato al momento (7 euro, per un minimo di due porzioni), frutto della collaborazione con Alberto Marchetti.
Aperto tutti i giorni e sostanzialmente tutto il giorno, dalle ore 12 alle ore 15 e dall’aperitivo delle 18.30 alle 24, Fiammetta riserva una formula per il pranzo a 20 euro.
Direbbe Stanis La Rochelle, forse, che è un ristorante “molto poco italiano“. Innovativo in un panorama torinese ultimamente stanziale, ha il buon gusto di assumersi il rischio di essere un ristorante, con portate intere, pensate e strutturate, ben lungi dalla formula improntata sulle tapas di contorno ai vini.