di Valentina Dirindin 9 Febbraio 2021
filippo la mantia

Non smette di far parlare di sé lo chef Filippo La Mantia, che già quest’estate aveva annunciato la chiusura del suo ristorante milanese e che ora racconta di come il futuro possa essere la co-cucina, quella che sta applicando condividendo lui stesso la cucina con il collega Giancarlo Morelli.

Proprio di recente La Mantia era tornato sul tema della sua chiusura forzata per colpa del Coronavirus, raccontando come fosse stato costretto a “chiudere un’azienda di 45 dipendenti in duemila metri quadrati, che andava bene fino a febbraio 2020 e che aveva avuto una buona riapertura, perché le spese sono diventate insostenibili senza più eventi”.

Troppe spese per l’alta ristorazione e troppe poche occasioni collaterali di incasso, insomma: un argomento che periodicamente torna nell’ambito del fine dining in questi mesi particolarmente complicati.

Ora La Mantia lancia una possibile soluzione per ridurre le spese in futuro, quella di mettere in condivisione la cucina. In particolare, La Mantia racconta a Cook di come l’abbia salvato, in questo momento difficile, la mano tesa dall’amico chef Giancarlo Morelli, che lo ha ospitato nelle cucine del Bulk, il suo ristorante all’interno dell’hotel milanese Bulk, per preparare i suoi piatti per il delivery.

Lo chef Morelli, racconta La Mantia, gli ha messo a disposizione spazi e attrezzature in cambio del pagamento dell’energia a consumo, e gli ha così permesso di richiamare a lavorare quattro dei venti ragazzi che componevano la sua brigata. I due sono talmente entusiasti della collaborazione che lanciano l’idea di trasformare questo progetto di co-housing (pardon, di co-cooking) in un progetto pilota da ripetere su larga scala.

“Questo è il futuro: come si condividono gli uffici si possono condividere anche le cucine”, dice Morelli. Certo, pare difficile immaginare una cucina dove le brigate non sanno a chi urlare in coro “sì chef” nei momenti di punta, ma potrebbe in effetti essere un’idea per contenere le spese, così come è stato in altri settori. E chissà che le cene a quattro mani non si trasformino in futuro nella norma della ristorazione.

[Fonte: Cook]