Gli italiani sono al terzo posto in Europa per consumo di sughi pronti (mediocri)

I numeri del consumo di sughi pronti in Italia sono altissimi, ma nonostante questo il livello dei prodotti non è quasi mai all'altezza. E non ci sono referenze "premium" che tengano.italia

Gli italiani sono al terzo posto in Europa per consumo di sughi pronti (mediocri)

Con buona pace della retorica tutta italiana sulle tradizioni, sui pranzi della domenica e su come bastino pochi minuti per improvvisare un piatto di pasta con pochi ingredienti semplici ma selezionati, i numeri dipingono tutt’altra realtà: nel nostro paese si consuma un’enorme quantità di sughi pronti.

L’italia è infatti al terzo posto in Europa dietro a Germania e Regno Unito, non proprio due nazioni che fanno della gastronomia il loro punto forte, e da noi si consumano ogni anno circa 75 mila tonnellate di salse pronte per la pasta, includendo sia i prodotti a lunga conservazione che quelli a banco frigo, un mercato che vale tra gli 850 e i 900 milioni di euro nella GDO, e che solo nell’ultimo biennio è cresciuto del 7%.

Insomma, gli italiani amano aprire barattoli per condire la pasta e preparsi un pranzo o una cena col minimo spreco di forze possibile, pur badando, per quanto possibile, alla qualità: il valore di questo segmento cresce infatti del doppio rispetto ai volumi, proprio per la propensione dei consumatori a spendere qualcosa in più per prodotto percepiti come “premium”, a base di prodotti IGP e DOP o dalle etichette particolarmente pulite.

Quanto ragù mangiamo (e quale si salva)

ragù bolognese

Tra le referenze più amate, preceduto solo da sughi di pomodoro semplici e dal pesto alla genovese, c’è ovviamente il ragù -soprattutto alla bolognese, ma anche di selvaggina o anche di proteine vegetali- di cui ogni anno gli italiani consumano circa 24 mila tonnellate all’anno. Un prodotto che è quindi un caposaldo delle dispense del nostro paese, e a cui Altroconsumo ha dedicato un test di 43 prodotti, dai grandi marchi storici alle linee dei distributori locali come Coop, Conad o Carrefour, cercando di fare chiarezza su quali di questi sughi valga la pena acquistare e quali invece sia meglio evitare. L’analisi si è concentrata non solo sul sapore soggettivo ma su dati oggettivi come la composizione nutrizionale, basata sul metodo Nutri-Score, e la presenza di ingredienti ultraprocessati.

Al vertice di questa ricerca si è posizionato il ragù alla bolognese della linea Esselunga Top, che ha ottenuto un punteggio di 80 su 100 grazie a una lista di ingredienti pulita e priva di additivi o aromi. Altri dodici prodotti si sono collocati in una fascia di qualità buona, includendo sia marchi noti come Barilla, Giovanni Rana e Le Conserve della Nonna, sia opzioni di catene come Lidl o Eurospin.

Quali sono i migliori supermercati del 2025 secondo Altroconsumo e perché Quali sono i migliori supermercati del 2025 secondo Altroconsumo e perché

Uno degli elementi che fa la differenza nella qualità è la percentuale di carne utilizzata, che nella ricetta tradizionale depositata alla Camera di commercio di Bologna si aggira tra il quaranta e il cinquanta per cento e nei prodotti analizzati questa quota varia sensibilmente, passando dal diciotto al sessantacinque per cento a seconda del produttore. Anche la scelta dei grassi gioca un ruolo fondamentale, poiché l’uso di olio extravergine d’oliva è considerato qualitativamente superiore rispetto all’olio di girasole o di oliva semplice.

Un aspetto da non sottovalutare riguarda la presenza di additivi come nitrati e nitriti, che sono stati riscontrati solo in rari casi legati alla presenza di particolari ingredienti come il guanciale o la salsiccia. La salute passa anche dal controllo del sale, che nei sughi pronti può oscillare tra uno e due grammi per ogni cento grammi di prodotto.

I migliori tortellini del supermercato: la nostra classifica I migliori tortellini del supermercato: la nostra classifica

Al netto dell’exploit di Esselunga, unico prodotto a piazzarsi nella fascia “molto buono”, il livello medio non è certo eccelso, con la stragrande maggioranza dei prodotti che si qualificano tra “buono” e “accettabile”. Salta all’occhio però come, tra i quattro fanalini di coda della classifica che si aggiudicano un laconico “scarso” ben tre sono referenze con ambizioni premium, che esibiscono in etichetta “carne piemontese”, “carne Chianina” o addirittura “Cinta Senese DOP”, come nel caso dell’ultimo classificato, il ragù Terre d’Italia, marchio di Carrefour. Premium non vuol dire automaticamente buono.