di Valentina Dirindin 10 Dicembre 2020
green pea

A un solo giorno dall’inaugurazione di Green Pea, il green retail park di Torino targato Oscar Farinetti, iniziano le proteste. A portarle avanti è il gruppo “Noi Resistiamo”, composto per lo più da giovani studenti universitari.

Sono stati loro, in un gruppetto – bisogna dire – non troppo nutrito a organizzare un sit in davanti al nuovo mega spazio dedicato al green e alla sostenibilità, con uno striscione che recitava “non ci servono piscine sui tetti e finto ambientalismo, vogliamo una Torino pubblica”.

Il motivo della contestazione, fondamentalmente, sta nel paradosso di aprire quello che viene definito “un centro commerciale di lusso” in un momento di grande incertezza per il futuro e di gravissima crisi economica. Paradosso che in realtà in diversi hanno fatto notare, senza tenere conto che ogni nuova apertura e ogni nuovo posto di lavoro, in un momento come questo, è un segnale importante e positivo. Certo, magari si poteva evitare l’inaugurazione con bicchierata per gli amici, che non è andata giù a molti Torinesi, abituati all’understatement già normalmente, figurarsi in tempi di pandemia.

“Un centro commerciale per soli ricchi che dietro alla retorica green, della sostenibilità con cui Farinetti e il comune di Torino si ammantano tanto e che viene pompata dai vari giornali, nasconde il suo vero volto fatto solo di speculazione, gentrificazione e sfruttamento”, dicono i manifestanti, chiamando in causa anche la pubblica amministrazione. “Se il modello di città che hanno in testa è questo, di una città che deve svendersi continuamente ai privati a discapito degli interessi della collettività e delle fasce sociali più deboli, che si vedranno aumentare il carovita, il costo degli affitti e la speculazione immobiliare, noi non ci stiamo”.