Greenpeace dentro e fuori i supermercati contro gli allevamenti intensivi

Greenpeace: "Anche se non compare in etichetta, il rischio di nuove epidemie è un prezzo troppo alto da pagare per continuare a produrre sempre più carne a basso costo".

greenpeace italia

Volontari e volontarie di Greenpeace sono entrati in azione il 15 giugno dentro e fuori i supermercati in diverse città italiane per protestare contro il sistema di produzione di cibo e chiedere al governo di abbandonare il sistema degli allevamenti intensivi.

Per farlo, hanno allestito dei punti informativi all’ingresso dei supermercati con “carrelli parlanti” che mostrano le conseguenze ambientali e sanitarie della zootecnia intensiva, mentre altri hanno diffuso nei corridoi dei supermercati dei finti spot promozionali, invitando a scoprire le “offerte sconvenienti” del sistema degli allevamenti intensivi.

“Anche se non compare in etichetta – si legge nel comunicato stampa di Greenpeace -, il rischio di nuove epidemie è un prezzo troppo alto da pagare per continuare a produrre sempre più carne a basso costo. La produzione intensiva di carne è uno dei principali motori di deforestazione e perdita di biodiversità, due importanti fattori di rischio per il verificarsi di epidemie, perché possono favorire nuovi salti di specie (spillover) di virus e batteri dagli animali agli esseri umani. Negli allevamenti intensivi, infatti, tanti animali sono costretti a vivere in spazi ristretti: un ambiente ideale per il proliferare di agenti patogeni come i coronavirus e i virus dell’influenza”.

“Per chiedere al governo italiano di affrontare i problemi posti dagli allevamenti intensivi – prosegue la missiva dell’organizzazione non governativa -, la scorsa settimana siamo andati con gli attivisti e le attiviste davanti al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), riuscendo a ottenere un incontro con il ministro Stefano Patuanelli, che si è mostrato favorevole al confronto sulle nostre proposte”.

“Quello che stiamo chiedendo al governo – conclude il comunicato – è di usare i fondi pubblici per accompagnare una transizione ecologica del settore, sostenendo economicamente le aziende che producono su piccola scala e gli allevatori che intendono uscire dal modello intensivo riducendo anche il numero degli animali allevati. Per noi, questo dovrà essere un pilastro delle politiche agricole che l’Italia dovrà definire entro dicembre 2021”.

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