Se il 2026 sarà l’anno in cui il mercato del cacao verrà rivoluzionato dall’introduzione dei primi prodotti derivati da coltura cellulare in laboratorio, la cui ricerca si è grandemente accelerata per fare fronte alla crisi epocale che sta cambiando tutta la geopolitica del cibo degli dei, nel frattempo le grandi aziende dolciarie stanno facendo fronte alla questione come possono, usando surrogati economici e intaccando le ricette di prodotti storici.
È il caso di Hershey, gigante americano del cioccolato e titolare anche del marchio Reese, famoso per le “peanut butter cups”, le celebri tazze di cioccolato ripiene di burro d’arachidi. Ed è proprio Brad Reese, nipote del fondatore dell’azienda, a lanciare l’allarme sul calo qualitativo del dolce che porta il suo cognome, e lo fa senza mezzi termini: “Ho dato due morsi e ho dovuto sputarlo”. Reese, che si considera un custode dell’eredità di suo nonno, ha aggiunto: “Non mi è mai successo niente di simile, mai, nei 70 anni della mia vita. Non c’era sapore. Era immangiabile”.
Meno del 2% di cacao

Indagando sugli ingredienti, Reese ha scoperto che il prodotto non era fatto di cioccolato al latte, ma di una copertura aromatizzata composta principalmente da zucchero e olio vegetale, con meno del 2% di cacao. In una lettera aperta indirizzata a un dirigente della Hershey, l’erede della famiglia chiede spiegazioni: “In che modo la Hershey Company continua a posizionare REESE’S come il suo marchio di punta, un simbolo di fiducia, qualità e leadership, mentre sostituisce silenziosamente proprio gli ingredienti (cioccolato al latte + burro di arachidi) che hanno costruito la fiducia in REESE’S in primo luogo?”. Secondo Reese, “Hershey’s ha dato la colpa alla volatilità dei chicchi di cacao” e “stanno spremendo ogni centesimo possibile”.
Le difficoltà del settore sono confermate dai dati di mercato. Il prezzo del cacao è passato da circa 2.000-3.000 dollari per tonnellata a 12.000 dollari nel 2024, a causa della crisi climatica che ha colpito Ghana e Costa d’Avorio. Mark Taylor, direttore senior dell’approvvigionamento strategico di Hershey, ha ammesso sul sito aziendale: “Nei miei anni in questo settore, non ho mai visto un mercato del cacao come quello che stiamo vivendo oggi”, una situazione che ha spinto i produttori a ricorrere alla riformulazione dei prodotti per mantenere i prezzi bassi.
L’economista Alexis Villacis ha spiegato al Guardian come le aziende “stanno sostituendo proprio ora il cacao con altri tipi di cose, come più latte o più mandorle o altri tipi di coperture”. Villacis ha inoltre osservato che “queste grandi aziende stanno testando come reagiscono i consumatori” e che “si adegueranno di conseguenza”. Tuttavia, per Brad Reese il limite è stato superato, tanto da aver deciso di non acquistare più prodotti del marchio di famiglia. Egli stesso ha sottolineato la gravità della sua scelta affermando: “E io, il nipote di HB Reese, dovrei accettare tutto questo? Blasfemia!”.
Il futuro del cioccolato popolare sembra quindi orientato verso una riduzione della qualità a favore del margine di guadagno. Villacis ha infatti concluso che “queste aziende cercheranno ogni tipo di soluzione che massimizzi il profitto” e che “se questo significa sostituire l’intera quantità di cioccolato nei prodotti, finché i consumatori continuano a comprare, a loro andrà bene”. Reese rimane invece scettico sulla tenuta di questa strategia: “Non vedo proprio come Hershey potrà avere successo a lungo termine con i consumatori di Reese’s. La loro fiducia è stata tradita. Si sono resi conto di dover stare all’erta per assicurarsi di non essere ingannati”.
