I paradossi del protezionismo: niente più banane per i bambini americani

Il nuovo Farm Bill americano contiene delle linee guida che impongono l'acquisto di prodotti statunitensi, ma le scuole non riescono a gestirlo.

I paradossi del protezionismo: niente più banane per i bambini americani

Niente più banane per i bambini americani. Almeno quando sono a scuola, perché la mensa targata Donald Trump deve essere rigorosamente a stelle e strisce, e le banane, si sa, puzzano un po’ troppo di oltre confine. Poi a casa si può tornare a essere filo colombiani o filo equadoreni ma no, a scuola meglio evitare, che non si sa mai che se ti beccano a mangiare una banana rischi la remigrazione.

Nel mondo che anche il generale Vannacci vorrebbe, le banane in mensa sono vietate, nonostante piacciano ai bambini, siano nutrienti e siano una merenda super sana. Però, purtroppo, non sono sufficientemente americane.

Cosa dice il Farm Bill

Questo è quello che si rischia se il Farm Bill – la principale legge federale degli Stati Uniti che stabilisce le regole e i finanziamenti per l’intero settore agroalimentare e le politiche nutrizionali – venisse approvato nella sua forma attuale.

Il testo – che è già passato alla Camera dei Rappresentanti – punta a limitare gli acquisti di prodotti dall’estero, per salvaguardare l’economia interna americana. Non una novità, tra l’altro: le restrizioni sull’acquisto di alimenti non statunitensi per i pasti scolastici, con l’obbligo di acquistare prodotti americani, sono già in vigore dal 1998. Restava però l’eccezione per gli alimenti classificati a livello federale come “non disponibili “: tra questi, banane, mandarini, ananas in scatola, cocco e spezie sfuse. Oggi invece queste restrizioni verrebbero inasprite, con un protezionismo estremo, che però costruisce dei paradossi, come l’impossibilità di inserire le banane nell’alimentazione scolastica dei bambini americani.

L’alimentazione nell’amministrazione Trump è un problema?

mensa bambini

Questa imposizione “buy American” inasprisce e difficoltà dei dirigenti scolastici statunitensi, che infatti esprimono perplessità. Karen Spangler, direttrice delle politiche del National Farm to School Network, ha definito questa decisione “assurda”. E non solo per le banane, ma anche per le verdure in generale: alcuni fanno notare che il problema non è che questi alimenti non siano originari degli Stati Uniti, è che il costo di broccoli, pesce e pesche di provenienza americana è proibitivo.

Il rischio è che per stare nelle linee guida e anche nelle esigenze di costi, le scuole riducano la qualità di quello che danno da mangiare ai ragazzi.

A questo si aggiungono le contraddizioni delle nuove Linee Guida Dietetiche per gli Americani (DGA), che non sono sempre chiare e che continuano a mettere la carne al centro di un’alimentazione media che probabilmente ne prevede già troppa, peraltro con costi crescenti anche a causa del problema della “mosca assassina”.

L’alimentazione americana, di fatto, è una questione che l’amministrazione Trump deve e dovrà affrontare, in un Paese in cui l’obesità è da tempo un’emergenza nazionale e in cui i bambini rischiano di non poter mangiare più frutta e verdura nelle scuole.