I “primi ambientalisti” di Lollobrigida in Lazio chiedono la pesca a strascico contro il granchio blu

La Regione Lazio dichiara guerra al granchio blu: il primo intervento proposto è quello di autorizzare la pesca a strascico.

I “primi ambientalisti” di Lollobrigida in Lazio chiedono la pesca a strascico contro il granchio blu

Sul menu di oggi c’è ancora il granchio blu. Con la strada della gastronomia che pare delinearsi sempre più come risposta concreta all’invasione di questo particolare crostaceo (in altre parole – se non puoi combatterlo, mangiatelo), le ultime voci della guerra al predatore alieno giungono dalla Regione Lazio, dove si è fatta strada la proposta della pesca a strascico.

Una proposta che, con le dovute proporzioni, pare un po’ come il tagliarsi i cosiddetti per fare un dispetto alla moglie: i “primi ambientalisti”, come li ha amichevolmente definiti il ministro Lollobrigida, saranno certamente consci del fatto che la pesca a strascico è una pratica in grado di causare danni ingenti all’ecosistema marino, con le reti che vengono trascinate sul fondale grattando via in maniera indistinta alghe, specie non commerciabili e animali ancora troppo piccoli per essere pescati.

La guerra al granchio blu e la proposta della pesca a strascico

pesca

La conseguenza a lungo termine della pesca a strascico è la desertificazione dei fondali – uno scenario che, capirete bene, cozza grossolanamente con il titolo di “primi ambientalisti”. Ma andiamo con ordine: nella giornata di ieri, mercoledì 30 agosto, le autorità del settore della Regione Lazio, convocate per l’occasione dall’assessore al Bilancio e alla Pesca Giancarlo Righini, si sono riunite per discutere dell’attuazione delle politiche di contrasto alla diffusione del granchio blu.

Granchio blu (gourmet): Prova d’assaggio Granchio blu (gourmet): Prova d’assaggio

I danni causati da questa particolare specie dovrebbero ormai essere noti: il granchio blu non ha predatori naturali nelle acque italiane, e rappresenta un pericolo concreto per cozze, ostriche e vongole. Numeri alla mano la Regione più colpita è il Veneto, con il governatore regionale Luca Zaia non ha esitato a chiedere lo stato di emergenza nazionale, ma si registrano presenze importanti anche in Emilia Romagna, in Sardegna e nel Lazio, per l’appunto.

Tra gli interventi e le iniziative emerse nel corso del sopracitato summit, quella della pesca a strascico è stata definita la “prima fra tutte”. Spiega Righini: “È nostra intenzione chiedere l’autorizzazione della pesca a strascico, in via straordinaria e per pochi giorni, sotto le tre miglia. In questo modo sarà possibile fare un “censimento” della vera consistenza del problema. Il grido d’allarme che ci arriva ogni giorno dai pescatori, infatti, non ci può lasciare indifferenti anche perché il granchio blu sta mettendo a rischio la sopravvivenza di tante nostre eccellenze marine a partire dalla tellina”.

Per carità, niente di nuovo – è comprensibile, ma poco di più, che i pescatori vogliano tutelare il proprio interesse: lo stesso conflitto era d’altro canto emerso quando, un paio di mesi fa, l’Italia si trovò a essere l’unico Paese europeo a difendere la pesca a strascico, nascondendosi proprio sotto gli interessi economici della flotta. Comprensibile, lo ripetiamo: ma da un ministro vorremmo aspettarci una lettura meno torbida e meno sfacciata dell’appioppare bellamente il titolo di “primi ambientalisti”. Ma d’altro canto, si sa: a chiedere troppo si rimane sempre delusi.

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