I ristoranti italiani nel mondo resistono al dilagare dei fast food

Le anticipazioni del rapporto 2026 di Deloitte segnalano il fatto che i ristoranti italiani tengono, anche se il mercato si sta spostando.

I ristoranti italiani nel mondo resistono al dilagare dei fast food

All’ultima edizione di Tuttofood sono stati presentati in anteprima i dati di Deloitte Foodservice Market Monitor 2026, un rapporto periodico realizzato da Deloitte Italia dedicato all’analisi del mercato globale della ristorazione. Il report monitora andamento economico, consumi, format di ristorazione, trend internazionali e sviluppo dei principali segmenti — dai ristoranti con servizio al tavolo al fast food— con particolare attenzione al ruolo della cucina italiana e del Made in Italy nel panorama mondiale. Si tratta di un punto di partenza abbastanza importante, che viene utilizzato come riferimento da operatori del settore, investitori e istituzioni per valutare l’evoluzione del mercato, le opportunità di crescita e i nuovi modelli di consumo.

Una delle notizie dell’anno scorso era che i ristoranti italiani nel mondo (non i fast food e le catene, ma proprio i ristoranti dalla trattoria al fine dining) valgono 253 miliardi di euro: in sostanza quasi un quinto della ristorazione con servizio al tavolo nel mondo è italiana. Non solo, il dato ancora più interessante sottolineato dal report di quest’anno è che il fatturato relativo ai ristoranti italiani nel mondo cresce di 5 punti percentuali negli ultimi due anni, mentre il resto dei ristoranti cresce solo dello 0,8%.

Il settore italiano era comunque già in ottimo stato: secondo il precedente rapporto, quello del 2025, l’Italia era al sesto posto per valore complessivo della sua ristorazione nel mondo.

Cosa significano questi dati?

pizzeria new york

Ovviamente, oltre al dato in sé, che fa pensare che i ristoranti italiani nel mondo se la passino bene, questa notorietà ricade su tutta la filiera. I ristoranti italiani sparsi in tutto il mondo sono ristoranti che acquistano olio, salumi, latticini, pasta, vini e formaggi italiani, facendo crescere l’intera filiera. In questo senso sta lavorando ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, l’ente pubblico che supporta le aziende italiane nella promozione del Made in Italy sui mercati esteri, che organizza in Italia incontri tra gli acquirenti internazionali e i produttori italiani, per cercare di spingere il più possibile questo mercato.

C’è però un dato che non è stato sottolineato, e non è affatto insignificante. Nel Foodservice Market Monitor 2025 Deloitte collocava l’Italia al sesto posto come fatturato complessivo del mercato della ristorazione. Nelle anticipazioni del report 2026 il nostro Paese scende invece al settimo posto: un segnale di come il settore italiano continui a crescere, ma meno rapidamente rispetto ai grandi mercati internazionali trainati da catene, quick service e street food.

In sostanza, come sempre, i risultati sono buoni, ma dipende con che angolazione li guardi. I ristoranti tradizionali italiani crescono molto più degli altri, ma in un mercato che si sta spostando verso fast food e catene che fatturano molto di più. Non è un caso, probabilmente, che lo stesso rapporto Deloitte dello scorso anno dica che la tipologia di ristorante italiano più diffusa all’estero è la pizzeria, la cosa più simile a un fast food made in Italy.