di Valentina Dirindin 19 Marzo 2020
Iginio Massari

A un che di poetico la lettera scritta da Iginio Massari al presidente Giuseppe Conte, in cui chiede – da quel che ci pare di capire – più certezza per gli autonomi e i piccoli imprenditori. A firmare la lettera pubblicata sulla pagina Facebook del maestro sono lui e la sua famiglia per primi, e poi i membri, in ordine alfabetico, dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani.

Richieste sicuramente condivisibili, quelle del pasticcere più celebre d’Italia, formulate in un linguaggio un po’ tardo ottocentesco, ma d’altronde la reclusione che tutti viviamo in questi giorni presenta spesso principi che ci portano a un’epoca che non possiamo ricordare. Per dire, Massari saluta il presidente con un “Ossequi”, con una formalità che fa anche un po’ tenerezza. Se pensate che stiamo esagerando, sappiate anche che scrive, nella sua lettera, “particulari”, al posto dell’assai più volgare “particolari”.

Il contenuto del messaggio di Massari, che non va oscurato dalla forma, è quello di sensibilizzare il premier nei confronti della piccola impresa, del “tessuto soggettivo degli autonomi: professionisti, partite IVA, artigiani e piccole imprese”, che vivono con il rischio d’impresa che però “non può estremizzarsi nell’accettazione supina e passiva del silenzio tanto roboante di questi primi interventi economici”.

Certo, Massari ammette di non essere “un ragioniere di Stato” e di essere “consapevole che abbiaTe dichiarato che nuove e prossime iniziative giungeranno”. Però, conclude, c’è bisogno di aiuto per la categoria: “Or non si scordi, pure, la più lungimirante Politica che quando ci sarà ridonata la libertà avremo redivivo desiderio di bellezza e d’eccellenza, di ritrovarci e di stare insieme: a Voi chiedo che quel giorno ci sia ancora un ristorante a saziarci, una pasticceria a ricolmare i palati, una boutique a librare un desiderio, un artigiano che ci realizzi, un teatro che ci accolga. Senza il Vostro aiuto, tuttavia, la nostra Italia rimarrà un popoloso deserto.”