Il caffè torinese di D’azeglio e Cavour è sotto sfratto per via di una faida familiare

Il Caffè Fiorio a Torino, simbolo dell'Unità d'Italia, oggi è diventato tristemente il simbolo della disunità cittadina.

Il caffè torinese di D’azeglio e Cavour è sotto sfratto per via di una faida familiare

Chissà cosa direbbero, Massimo d’Azeglio e Camillo Benso Conte di Cavour, a vedere il loro baretto del cuore al centro di una faida familiare, senza manco di mezzo una storia d’amore che nobiliti i Montecchi e i Capuleti di turno. “Fatta Torino, bisogna fare i Torinesi”, direbbe forse d’Azeglio, che aveva assistito all’unificazione dell’Italia senza immaginare che un giorno quegli Italiani appena creati si sarebbero azzuffati per il “suo” caffè.

Il bar di cui stiamo parlando è lo storico Caffè Fiorio a Torino: affacciato su via Po 8, in pieno centro città, il caffè Fiorio è lì dal 1780, con la sua eleganza e il suo carico di storia a renderlo un simbolo della città. All’epoca, era il ritrovo dei principali intellettuali e politici, e negli anni così è rimasto, con il fascino di quei tavolini che ha sempre attirato le madame torinesi per un caffè o per una cioccolata calda. La sua fama tra l’intellighenzia torinese era tale per cui, si narra ancora oggi, per sapere che aria tirasse re Carlo Alberto di Savoia era solito chiedere ogni mattina, prima di aprire le sue udienze, cosa si diceva quel giorno al Caffè Fiorio.

Un’istituzione di quelle vere, insomma. Che improvvisamente si trova con le serrande giù, a causa di uno sfratto.

Cosa è successo al Caffè Fiorio

La vicenda in realtà non rende per nulla omaggio alla nobilità della storia del Caffè Fiorio. Succede infatti che due diverse famiglie – l’una titolare, l’altra affittuaria – si contendono quel bar, e sono finite in tribunale per questo. La prima famiglia – quella titolare del bar – è quella dei Cesaro, che è anche proprietaria di un altro caffè storico della città, il Caffè Torino.

Dall’altra parte invece ci sono Vito e Noris Strazzella (padre e figlia), che gestivano il caffè Fiorio da quattro anni e che – dicono loro – volevano rilevarlo. Anche loro, tra l’altro, hanno una lunga storia nella gestione dei caffè storici torinesi, visto che un tempo gestivano il Caval ‘d Brons, in piazza San Carlo.

Secondo Nicola Cesaro, però, gli Strazzella avrebbero lasciato il caffè Fiorio “in condizioni pessime” (ovviamente loro smentiscono) e comunque il contratto era scaduto. Così Cesaro, che ha espresso la volontà di tornare ad occuparsi del caffè Fiorio in prima persona, ha avvisato le autorità, che hanno eseguito il procedimento di sfratto.

Dunque, serrande giù – almeno temporaneamente – per lo storico caffè Fiorio che probabilmente, in nome della sua lunga e importante storia, si meritava una fine più dignitosa di questa.

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