Il caldo mette a rischio il Parmigiano Reggiano

Le temperature record sono un problema per le mucche e per le strutture produttive, e richiede investimenti importanti.

Il caldo mette a rischio il Parmigiano Reggiano

Non passa giorno in cui non esca una notizia dove il mondo dell’agroalimentare si trova a fare i conti con il cambiamento climatico: a vedersela con le temperature record ora è un monumento del made in Italy come il Parmigiano Reggiano. L’ondata di calore di quest’anno rende ormai inutile (e anacronistica, temiamo) la semplice soluzione di aprire le finestre delle stalle durante la notte, e il termometro raggiunge livelli tali da richiedere sforzi supplementari per proteggere le mucche e preservare la qualità del latte.

Il Parmigiano Re ggiano a rischio per il cambiamento climatico

mucche che mangiano

Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano e alla guida dell’azienda agricola di famiglia fondata nel 1895, descrive ai microfoni della Reuters una realtà preoccupante: “Il caldo estremo influisce sulla qualità e sulla quantità del latte”. Quando il termometro supera i 40 gradi Celsius, le mucche mangiano meno, trascorrono più tempo sdraiate e arrivano a produrre fino al 10% di latte in meno. Una situazione aggravata dalla siccità, poiché il disciplinare di produzione impone che gli animali siano nutriti esclusivamente con erba e fieno coltivati nelle cinque province autorizzate: “Se non piove, l’erba non cresce, il fieno non può essere prodotto ed è impossibile ottenere il latte necessario per produrre il formaggio”, ha spiegato Bertinelli.

Per contrastare l’afa, gli agricoltori hanno dovuto investire in costosi ventilatori e sistemi di nebulizzazione dell’acqua, soluzioni che hanno fatto impennare i costi dell’energia. Il problema non si ferma alle stalle, ma raggiunge anche i magazzini di stagionatura, dove le forme riposano per periodi che vanno dai dodici mesi fino a oltre tre anni. Nei caveau del Credito Emiliano, conosciuti come la “banca del Parmigiano”, sono custodite oltre 500.000 forme per un valore complessivo di 300 milioni di euro.

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Giancarlo Ravanetti, direttore dei Magazzini Generali delle Tagliate, ha sottolineato l’impatto economico della crisi: “Durante i picchi di calore di quest’anno, il nostro consumo energetico giornaliero è aumentato di circa il 30%”. Per mitigare questi costi, le strutture sono state rinnovate con isolamenti termici e impianti alimentati da energie rinnovabili. Ravanetti ha precisato: “Per rendere le nostre strutture il più efficienti possibile dal punto di vista energetico, abbiamo migliorato i nostri sistemi di raffreddamento e le caldaie, potenziato l’isolamento degli edifici e aumentato la produzione di energia rinnovabile”.

Il settore, che genera un fatturato annuo di circa 4,5 miliardi di euro e sostiene l’economia locale impiegando migliaia di persone, guarda al futuro con apprensione. Paolo Ganzerli, direttore delle vendite internazionali del gruppo GranTerre, ha evidenziato come l’intensificarsi dei fenomeni atmosferici estremi possa compromettere non solo la produzione, ma anche la sostenibilità economica dell’intera filiera: “Se gli eventi estremi diventano più duraturi e intensi, avranno sicuramente un impatto sia sulla quantità che sulla qualità del latte, ma soprattutto porteranno a costi più elevati”.

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Con esportazioni che ormai rappresentano oltre la metà delle vendite globali, la sopravvivenza di questa tradizione è un tema di rilevanza internazionale. Ganzerli ha ricordato che “Il Parmigiano Reggiano esiste da più di 800 anni”, concludendo con un monito che suona come una missione per il presente: “Non vogliamo essere l’ultima generazione a mangiarlo”.

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