Il cambio della guardia in casa Heineken è arrivato in modo piuttosto inatteso: il CEO Dolf van den Brink, un veterano che ha iniziato il suo percorso nel gruppo come tirocinante nel 1998, lascerà ufficialmente il suo incarico il 31 maggio 2026, dopo aver guidato il secondo produttore di birra al mondo per sei anni davvero complicati, caratterizzati da diverse turbolenze globali.
Una notizia che gli investitori non hanno recepito a cuor leggero: le dimissioni del numero uno del colosso olandese e secondo gruppo birrario al mondo, hanno infatti portato il titolo a perdere il 5,7% sulla borsa di Amsterdam, finendo in fondo all’indice Aex.
Le critiche e il futuro

Heineken ha spiegato la decisione attraverso un comunicato ufficiale, sottolineando che il CEO “ha informato il Consiglio di Sorveglianza della sua decisione di dimettersi dall’incarico il 31 maggio 2026. Dopo quasi sei anni alla guida di Heineken, durante i quali ha guidato l’azienda attraverso difficili contesti economici e politici e con la strategia EverGreen 2030 ora in atto, Dolf, in consultazione con il Consiglio di Sorveglianza, ha ritenuto che fosse giunto il momento di cedere le sue responsabilità”.
Per non perdere il suo bagaglio di competenze, è stato già concordato che rimarrà come consulente per otto mesi a partire dal giorno successivo alle dimissioni, una mossa pensata “per garantire all’azienda il pieno accesso all’esperienza di Dolf nel settore e alla sua profonda conoscenza di Heineken”.
Il periodo di leadership di van den Brink non è stato affatto una passeggiata. Ha preso le redini nel giugno 2020, nel pieno della pandemia, e da allora ha dovuto fare i conti con un calo del potere d’acquisto dei consumatori e cambiamenti profondi nelle abitudini di consumo.
Tra le sfide più ostiche ci sono state le difficoltà in mercati chiave come Nigeria e Vietnam, i conflitti sui prezzi con i rivenditori europei e persino l’impatto dei nuovi farmaci per la perdita di peso, che sembrano influenzare negativamente le vendite di bevande. Sotto la sua direzione, l’azienda ha cercato di correre ai ripari con una ristrutturazione che ha comportato il taglio di circa 8.000 posti di lavoro e una forte spinta verso i prodotti senza alcol.
Van den Brink ha commentato così: “Dopo sei anni come Ceo e oltre 28 anni in Heineken, credo che questo sia il momento giusto per un passaggio di consegne ai vertici, mentre l’azienda si prepara alla prossima fase della strategia EverGreen. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da cambiamenti significativi, con Heineken che ha progredito nella sua trasformazione e ora ha raggiunto una fase in cui un passaggio di consegne ai vertici sara’ il modo migliore per contribuire a realizzare ulteriormente le sue ambizioni a lungo termine”.
Nonostante la strategia EverGreen 2030 sia considerata valida, i risultati finanziari non hanno sempre convinto i mercati: gli analisti di RBC Capital Markets, ad esempio, sono stati particolarmente critici, osservando che “Van den Brink era arrivato con grandi aspettative, ma Heineken non le ha soddisfatte”.
Sebbene gli esperti concordino sul fatto che il cambio ai vertici potrebbe essere ciò di cui il gruppo ha bisogno, restano scettici sulla capacità di esecuzione, affermando: “Crediamo che Heineken stia ora facendo la cosa giusta per il suo business, con una gestione migliorata e una maggiore allocazione del capitale, ma l’esecuzione rimane poco convincente”. Anche altre banche d’affari, come JP Morgan, hanno trovato il tempismo dell’annuncio sorprendente, dato che l’azienda aveva recentemente confermato i propri obiettivi finanziari.
Ora il Consiglio di Sorveglianza dovrà avviare la ricerca di un successore che sia in grado di dare nuova linfa alla strategia di lungo periodo. Peter Wennink, presidente del consiglio, ha chiarito che l’obiettivo futuro sarà dare vita ai piani aziendali attraverso un’esecuzione disciplinata. La sfida per chi arriverà sarà titanica: riportare la crescita in un settore che soffre la concorrenza locale delle birre artigianali e un’incertezza politica ed economica che sembra non voler dare tregua.

