di Luca Iaccarino 6 Luglio 2017
fantozzi

Se la capacità d’un comico è quella di individuare i fenomeni e volgerli in risata, Paolo Villaggio è stato un gigante. E un gigante lo è stato.

Soprattutto i primi due dei dieci film dedicati al personaggio del disgraziatissimo impiegato Fantozzi –quelli diretti da Luciano Salce– sono una cornucopia di tic della vita quotidiana.

E visto che nella vita quotidiana c’è tanto cibo, in Fantozzi c’è tanto cibo.

Mentre in quegli anni Bunuel usava le tavole imbandite per satireggiare l’alta borghesia, Villaggio-Salce le sfruttavano per farci fare grandi risate sui borghesi piccoli piccoli, cioè, in sostanza noi.

Ed è incredibile come le manie di quarant’anni fa sono poi le stesse di oggi. O forse no: è che il comico sa predire il futuro.

Dunque anche noi –come hanno fatto altri in questi giorni di lutto per la scomparsa di Villaggio– ripercorriamo alcuni momenti veramente salienti che sono entrati nella testa di tutti. Li rievoco a memoria, non me ne avrete per qualche imprecisione.

Il fascino irresistibile del Giappone: era il 1975 ma già i ristoranti giapponesi andavano per la maggiore. Fantozzi s’è fatto fare un vestito di raso marrone e ha prenotato da tre mesi per sedurre la Signorina Silvani. Finirà a lanciar vassoi, fare il bagno con le “triglie crude” e rischierà di mangiarsi il cane Pierugo.

Il temibile cenone di capodanno: nel celebre capodanno aziendale – con le lancette dell’orologio spostate in avanti per permettere all’orchestra di andare altrove – tavole imbandite di Cynar e soprattutto il cameriere che lancia i piatti e diventerà l’arcinemico del ragioniere.

Il trionfo del Shabby Chic: tutti a far la polentata di capodanno dalla Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare a Courmayeur con Calboni e la Silvani. Fantozzi finirà nel pentolone.

Il frittatone calcistico: “frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero”. Non è forse il sogno di ogni italiano?

Le diete ferree: “Tu mancia?”, così il terribile Professor Birkenmaier apostrofa il povero Fantozzi che per seguire una dieta masochistica deve digiunare di fronte a un piattone di polpette e dell’ottimo vino di Reno.

La cena di classe: mignolatissimi, Filini e Fantozzi finiscono nuovamente ospiti della Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare per una cena placé.

Lo scoglio più difficile: mangiare la quaglia il tordo. Filini la nasconderà nella manica della giacca (mentendo: “l’ho divorata”), Fantozzi la sparerà come un proiettile.