Dal primissimo boccone in poi, il sapore di latte è uno dei capisaldi della civiltà umana. A volte resta per sempre, inzuppato di biscotti o come ingrediente di base per piatti dolci e salati. In altri casi se ne può perdere il gusto, o banalmente l’enzima. Oppure ci si può convertire a quello vegetale attingendo dalle fonti più disparate. Così, che ci piaccia o meno, il latte fa parte della nostra vita e dei nostri sensi.
Primo su tutti l’olfatto, ed è su questo che ci concentriamo. Perché il latte oggi diventa aroma di punta in profumeria. Non tanto ingrediente quanto ispirazione, ricreato in sostanza o in sensazione attraverso molecole sintetiche. Una nota delicata, fresca e avvolgente, un sento-non-sento alla ricerca di una purezza di cui il complicato mondo di oggi è decisamente privo. Insomma, la nuova tendenza cosmetica degli anni duemilaventi ci vuole sobri e semplici, come un bicchiere di latte.
Profumo di latte

Quando si parla di tendenze in profumeria, recarsi al mega negozio specializzato pieno zeppo di fragranze che arrivano dritte dritte dalle case di moda serve fino a un certo punto. Le boccette colorate che conosciamo meglio, ad alta intensità e pesantezza olfattiva con le loro combinazioni al sandalo, pino o ambra, ce le possiamo pure dimenticare. Per capire davvero cosa succede bisogna innanzitutto stare tanto su internet, girare per le botteghe (piccole e di lusso) e alzare decisamente il budget.
È qui che ci accorgiamo del nuovo arrivato “caldo”, ricercato non solo come fragranza ma anche come texture. Sapere di latte è una sensazione a tre dimensioni, che parte dalle rotondità dell’infanzia fino al matcha virale del momento. Così come ci si ritrova a fare la fila alla caffetteria diventata famosa sui social per i suoi drink aesthetic, ci si mette anche in lista d’attesa per il drop del profumo del momento.
Le case di profumeria si stanno sempre di più affidando ai lattoni, le molecole che evocano quelle sensazioni “cremose” e ”soffici” che abitualmente (e inconsciamente) colleghiamo al latte. E sia chiaro: non vale solo per il latte vaccino. Le nuove fragranze prendono ispirazione da latte di mandorla, riso, cocco, anacardi, il cui ricordo “lattoso” si abbina di volta in volta al dolce, all’esotico, al tostato. E funziona benissimo, spesso mimetizzandosi bene senza mai diventare predominante, ma sussurrando comunque: sono qui.
Minimalista e ancestrale

Il latte è così: percepito come puro, primordiale, invariabilmente bianco. Di questi tempi c’è un generale ritorno al latte e ce ne accorgiamo quotidianamente. Dai sopracitati drink che vanno (spesso immeritatamente) virali, a nuove linee guida governative, su tutte quelle americane, che ci raccomandano di berne di più. Fino alla pericolosa deriva relativa al consumo di latte crudo non pastorizzato, spinto da alcune nicchie neanche troppo nascoste di influencer e presunti guru del benessere.
Mettiamoci insieme altre tendenze più attinenti al mondo dell’apparire, dalla clean girl aesthetic al makeup impercettibile per un look naturale “senza trucco”, e arriviamo al latte in boccetta. Brand come Glossier, Mugler, Nue Co. hanno lanciato almeno una fragranza ispirata all’alimento primordiale per eccellenza. Altri, come Commodity e DedCool, ci hanno costruito sopra intere linee.
Le opzioni sono tante. Profumo di latte più rotondo, quasi vaccino e legato a quel primo sorso. Fragranze ipoallergeniche e creative con incursioni nel mondo vegetale, da riso a macadamia fino all’infusione con foglie di fico. Si può andare su formulazioni più intense e dichiarate come l’Xtra Milk. Oppure più sottili, come il Milk Orchid abbinato alle note “pulite” di cotone e vaniglia.
Aroma, prezzi e sensazioni corrispondono a quelli di un coffee specialty ispirato allo stile scandinavo hygge. L’effetto, se non dichiaratamente voluto, è molto simile. E rispecchia i nostri tempi, alla ricerca di un punto fermo in un mondo che scorre sempre più veloce. Laddove prendersi tempo per se stessi diventa valore aggiunto, sorseggiare un chai tea latte o spruzzarselo sui polsi è una presa di posizione. Elitaria e privilegiata, sicuramente, ma non per questo meno aspirazionale. Il bicchiere, ops il flacone è servito.


