Il nuovo trend di Tik Tok sono i cibi generati dall’intelligenza artificiale

Cos'è il trend di TikTok sui cibi generati dall'intelligenza artificiale. L'algoritmo sostituisce i creator umani a costo zero generando milioni di views con ricette inesistenti.

Il nuovo trend di Tik Tok sono i cibi generati dall’intelligenza artificiale

Su Tik Tok è comparso un nuovo formato di video che non si sa bene se classificare come intrattenimento, fenomeno antropologico o semplice abominio: ingredienti animati con la faccia che danno consigli di cucina su se stessi. Si chiama AI slop, accumula milioni di visualizzazioni e, dettaglio da non trascurare, le informazioni che veicola sono spesso false.

Cosa sono i video con gli ingredienti parlanti su TikTok

Una cipolla con occhi, bocca e a volte persino le braccia viene tritata su un tagliere mentre commenta l’operazione in prima persona, una pasta illustra i propri formati con l’autorevolezza di chi si è studiato, un petto di pollo spiega come dorarsi in padella. L’account che ha pubblicato il video non ha un nome riconoscibile, non ha una faccia né una storia editoriale: ha solo visualizzazioni, che in questo angolo di internet è l’unica valuta che conti davvero.

Questo si chiama AI slop, un contenuto generato dall’intelligenza artificiale in serie, senza cura, controllo e senza alcun adulto in sala. Clickbait visivo prodotto da un algoritmo invece che da un essere umano annoiato, con il solo fine di acchiapparci e inchiodarci al display.

Perché funziona: lo straniamento come strategia

La formula ha una sua logica perversa, e onestamente è difficile non ammirarla nel modo in cui si ammira un crimine ben eseguito. Il formato è abbastanza inquietante da fermare lo scroll – quella cipolla con la faccia produce  il livello di disagio necessario da captare l’attenzione – e abbastanza elementare nei contenuti da non richiedere nessun investimento cognitivo, costruito apposta per il cervello in standby. I consigli dispensati sono di una banalità che strappa quasi le lacrime: come conservare la frutta, come riutilizzare l’acqua di cottura della pasta e evidenze simili. Roba che trovi su qualsiasi blog di cucina del 2009, rimpacchettata dentro una faccia animata su un corpo di ortaggio.

Il paradosso dell’uncanny valley applicato al cibo

Esiste un termine per quella sensazione di fastidio viscerale che provi davanti a qualcosa di quasi-umano ma non abbastanza: uncanny valley. Questi video incarnano perfettamente la sensazione che diventa il prodotto stesso, il meccanismo preciso che li rende virali (lo stesso principio neurologico per cui rallenti davanti a un incidente sapendo benissimo che non dovresti).

Il problema vero: le informazioni sono spesso sbagliate

Fin qui potrebbe sembrare una storia innocua sulla stupidità collettiva di internet, o su un genere con un suo pubblico affezionato. Il guaio è che i consigli veicolati da questi video sono frequentemente sbagliati, non di poco e non per sfumatura. Un esempio documentato: un video che consiglia di buttare nell’umido il riso cotto e avanzato, poiché diventerebbe pericoloso dopo un giorno di stazionamento in frigorifero. Non c’è nessun creator dietro lo schermo, nessuna verifica editoriale, nessuna responsabilità.

Esiste poi una variante ancora meno edificante, e forse più disvelatrice. Sulle stesse piattaforme circolano video con ingredienti antropomorfi che implorano di non essere cucinati e personaggi food sessualizzati. A marzo 2026 un account costruito attorno a un reality parodia con frutta animata (si chiama “Fruit Love Island“) è diventato uno degli account più seguiti negli Stati Uniti, aprendo il dibattito sulla monetizzazione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale. L’AI slop non ha confini naturali, e il cibo, con la sua concretezza e la sua capacità di generare reazioni immediate e pre-razionali, si presta a queste derive meglio di quasi qualsiasi altro soggetto. È sempre stato così: il cibo è corpo, il corpo è tutto il resto, e un algoritmo non ha né il pudore né il buongusto di fermarsi prima dello sfacelo.

Che li si guardi per curiosità morbosa, che li si ignori per principio o che ci si limiti a trovare vagamente disturbante l’idea di una melanzana con gli incisivi, questi video sono ormai un formato stabile della cultura alimentare digitale, con le sue regole, il suo pubblico e la sua logica di produzione. Se un software mediocre riesce a convincere milioni di utenti che il riso avanzato fa male dopo ventiquattr’ore, c’è una sola conclusione logica da trarre: il cibo è diventato intrattenimento puro, da consumare passivamente e per finta. Come quasi tutto il resto.